Aspetta primavera, corridrice

mercoledì, 30 novembre 2005

bambinoMal, il bambino-stella

Mal si ritrovò un giorno, anzi una notte seduto su una coperta, in mezzo a un vastissimo prato. Non parlava, non piangeva, non si muoveva, aveva la testa all’insù e un piccolo sorriso sulle labbra.
Aveva i capelli brillanti, color oro.
– Ma io sono una stella! Cioè lo ero..
Carlo, il guardiano del parco era perplesso.
– Ma com’è possibile? Non mi dirai che sei caduto dal cielo!  
– Proprio così signore, sono caduto dal cielo e mi sono ritrovato su questo prato. Ho sempre voluto essere un bambino. Fare la stella alla lunga è noioso.
– E dimmi un po’, dove sono le tue braccia?
– Non lo so, forse da qualche parte qua in giro.
– D’accordo, tu resta qui, non ti muovere. Intesi?
– Va bene.
Carlo, da più di vent’anni era guardiano, e conosceva uno per uno tutti i fili d’erba, e sapeva quante foglie dovevano ancora cadere dalla quercia laggiù o tra quanti giorni sarebbero sbocciate quelle rose là dietro i cespugli. Andò in lungo e in largo alla ricerca delle  piccole braccia di quello strano bambino, ma poi pensò:

– Ma che cosa sto facendo? Le braccia di un bambino.. Ah, la vecchiaia fa brutti scherzi..
Si era fatto tardi, quasi giorno, e Carlo tornò da lui:
– Ma dov’è andato? Sono certo di averlo lasciato qua, quando me ne sono andato. Non gli ho nemmeno chiesto come si chiamava.
Così lentamente tornò alla sua capanna quando udì una vocina:
– Mal, mi chiamo Mal.
Carlo si girò ma non vide nessuno.  (...)


scritto da: corridrice alle ore 11:24 | link | commenti (15)
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venerdì, 25 novembre 2005

disegno1.

(All'inizio il racconto lo avevo intitolato "Tutto per una stupidissima doccia", poi lo avevo modificato in "uscita 2" e poi in "io" per il concorso PonteMagico. Insomma, il disegno era una specie di fotoromanzo, come quelli che stanno sui Cioè, però il mio è più muto.)

 

Il mio cuore batte forte anche quando mi taglio le unghie, anche quando tutto intorno a me è tranquillo.
Mia madre e mia sorella non mi sopportano proprio.
- Ma’ ti piace questa canzone?
- Non hai un lettore per sentire la musica?
- Guarda Ma’. Ti piace il disegno che ho fatto?
- Non ho su gli occhiali, non vedo.
- Sarah, di chi è questo libro?
- Mio.
- Allora mettilo via.
- Via dove? Lo sto leggendo.
- Non m’importa, non lo voglio vedere sul tavolo.
Tutto è rifiutato e riposto nell'unico posto che ho, un cassetto. Tutto è in un cassetto a due piani, e ora non riesco nemmeno più a chiuderlo. Mi respingono. Come faccio io. Mi metto da parte per un po’ d'amore e l'amore loro non me lo danno, e ci sto male, e mentre mi taglio le unghie il mio cuore batte forte, e non so che fare, allora guardo fuori e pure lì piove forte, mi piace. Guardo la pioggia e arriva mia sorella che chiude le persiane.
- Perché scusa? 
- Perché devo fare la doccia.
E non so più che dire, mi dispiace che mi odi tanto, che odi quello che mi fa piacere la vita e sentire l’amore. A loro non piace l'amore, a nessuno piace l'amore, se no le persone lascerebbero fare ai sentimenti più cose, ma a loro non interessa, devono chiudere la finestra, perché devono fare la doccia e abitano al pian terreno, e col buio, una stanza senza tende é ben visibile da fuori e se per caso mia sorella deve uscire dal bagno perché ha fatto la doccia, se deve uscire e poi è seminuda, è un guaio perché la gente potrebbe vederla.. seminuda, allora chiude le persiane e intanto piove, e io volevo vedere la pioggia in pace perché mi dà pace vedere la pioggia, lei no.
Allora mi dice che se voglio vedere la pioggia devo andare in balcone insieme al cane, per vedere la pioggia, in balcone in balcone col cane, col cane in balcone a vedere la pioggia. La pioggia da lì non si vede perché c'è l'albero che copre il lampione e non vedo che direzione prende insieme al vento, perché quando piove l’acqua prende la forma dell’aria, e io questa unione non volevo perderla. Due cose insieme che diventano una e tu vedi la pioggia cadere e il vento soffiare e l’aria non è solo aria e l’acqua non è più acqua. È un bel momento, è un matrimonio. Tutti in aria, in gocce sospesi.. e io me lo sono perso per una stupida doccia. E lei si accende il phon.
- Sarah, è solo una stupidissima pioggia!
- Non m’importa se pensi che sia stupida, dalla finestra vedevo tutto meglio.
- Dai Sarah..
- Allora io me ne vado. Ciao.
- Dove vai?
Sono scesa ma non è la stessa cosa. Tutto per una stupida doccia. E poi, chissà come, l’ho fatta anch’io, vestita e senza chiudere le persiane.  
 

 

scritto da: corridrice alle ore 12:12 | link | commenti (13)
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mercoledì, 23 novembre 2005

disegno1.

 

L'anno scorso sono andata a Lugano e per caso ho incontrato una ragazza, l'organizzatrice del concorso letterario Ponte Magico. Chiedevano d'inviare un racconto e un disegno, ma quello era facoltativo. Il tema era "Io" o qualcosa di simile. Io, un racconto lo avevo, e lo avevo anche scritto da poco, così mi sembrò un segno del destino, e partecipai. Poi feci anche il disegno facoltativo, e ci misi giorni e giorni tra taglia copia incolla (con forbici e colla vere) e scannerizzazioni su scannerizzazioni..


scritto da: corridrice alle ore 11:57 | link | commenti (7)
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mercoledì, 16 novembre 2005

La prima parola

La prima parola che lessi quando ero bambina me la ricordo bene, fu donnola. Il libro dal quale lessi la mia prima parola non lo trovo più, però ho bene in mente quando mi venne l'intuizione che quella parola poteva essere, sì...Donnola! Poi blocccai mia madre che era in giro per la stanza e le chiesi: Questa parola significa donnola? e lei: Sì e io: Lo sapevo.. Non mi sono nemmeno dimenticata l'illustrazione di quella donnola, tutta marrone con un sorriso da iena. Perchè sono animali feroci.


scritto da: corridrice alle ore 12:02 | link | commenti (14)
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martedì, 08 novembre 2005

A lezione

Porta degli occhiali con montatura anni 80. L’accento è proprio milanese ed ha una guancia più gonfia dell’altra, ma questo non si vede molto perché porta la barba di cinque o sei giorni. Io che sono in prima fila sulla sinistra e lo vedo di profilo, noto chiaramente la guancia sinistra più gonfia dell’altra. Ha un cerotto che gli copre tutto il pollice sinistro, e il suo maglione ha i pallini. A volte penso che sia sbagliato giudicare i pallini dei golfini degli altri, però ad essere sincera mi hanno sempre fatto tenerezza, mi fanno sempre immaginare tutte le volte che è stato lavato, forse da sua moglie. Ho appena visto che non ha la fede al dito, però ha il mignolo stranamente lungo quanto l’anulare.

Per la questione della guancia, devo essere sincera: non l’ho visto dall’altro profilo, magari ha le guance uguali, ma forse mi serviranno più lezioni di tecnica del montaggio per scoprirlo.

Sotto il golfino blu coi pallini, tutti riuniti sulla pancia, porta una camicia a righe grigie, quelle sono le più spesse, e a righe marroni quelle meno spesse. Dico che porta la camicia, ma non è detto, come non è detto che non sia sposato. La settimana scorsa mia madre ha comprato un maglioncino a mia sorella. Solo che la camicia dopo il colletto non continua, termina col colletto. In ogni caso, sul colletto della camicia a righe, anche loro molto anni ottanta, dalla parte sinistra si intravede, sbiadita da smacchiatore una macchia di caffè, che assomiglia a una di quelle macchie di caffè che cadono sui fogli di carta e che appassiscono presto.

Ad ogni domanda posta da un allievo lui fa un passo in avanti, poi risponde: “Questa è una bella domanda!” poi fa un passo indietro allargando le braccia e dice “Ah, questo non lo so” oppure “Ah, bravo, questa è una bella domanda, ma ci arriveremo dopo a quell’argomento”.

Sembra simpatico questo professore, è tutto preso dallo spiegare come dal segnale video si passa a quello digitale, cioè cosa succede in ogni linea del televisore quando tutto diventa digitale…insomma tratta gli argomenti ponendoli come problemi filosofici, anche se a me sembra un elettricista. E’ da più di un quarto d’ora che parla tenendo la mano col pollice incerottato in tasca, guarda a caso tra gli studenti, fa qualche passo, si avvicina al proiettore, allarga le braccia, si aggiusta gli occhiali, e poi ride dicendo Ah ma questo io non lo so!

Come diceva Valerio: “Chissà se fosse nato in un epoca in cui il cinema e la televisione non esistevano.. Lui cosa farebbe, che lavoro farebbe?”


scritto da: corridrice alle ore 14:59 | link | commenti (8)
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mercoledì, 02 novembre 2005

La metà del prezzo di copertina di remainders non vale di più delle sottilineature trovate nello stesso libro preso in prestito dalla biblioteca.

Eccone alcune, concesse dalla persona che prima di me ha avuto questo libro tra le mani:

"Io leggo assiduamente il codice penale. Non sono un aggressore, io, ma uno che lotta, con tanto di basi ideologiche, per la conquista dei simboli della ricchezza."

"Parallelamente al mondo grande, in cui vivono i grandi uomini e le grandi cose, sussiste un piccolo mondo di piccola gente e di piccole cose."

"Il ragioniere aveva subito notato che i pazzi, tra loro, non parlavano quasi mai. E infatti non hanno tempo, essi, di discorrere. Pensano, pensano senz'interruzione. Hanno una tale quantità d'idee: l'essenziale è dunque di concludere, arrivare a comprendere ciò che più importa, ciò da cui dipende la felicità. Intanto, però, le idee vengono giù a valanga, e ciò che più importa, scodinzolando, sgattaiolavano via. E allora bisogna ripensare tutto d'accapo, e rendersi conto, una buona volta, di che cosa è accaduto, qual è la ragione per cui tutto è diventato così brutto, mentre prima era così bello..."

da Il vitello d'oro di Il'ja Il'f, Evgenij Petrov

Anche se a dirla tutta, non capisco perchè abbia sottolineato frasi del tipo: "Rotta verso ovest!", oppure "Intanto, nel tornare verso l'albergo, comperò una solida cartella gialla, chiusa con lacci da scarpe." e  "Ci vuole proprio un'esperta segretaria.." e anche "Mi piace ascoltare le storie dei piccoli truffaldini." ma soppratutto "Il geografo non aveva trovato lo stretto di Bering"!


scritto da: corridrice alle ore 12:25 | link | commenti (8)
categorie: la metĂ  del prezzo di copertina

C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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