Aspetta primavera, corridrice

giovedì, 22 dicembre 2005

Non ho letto niente di Bradbury a parte questo libro preso in biblioteca, che si intitola così:

Lo zen nell'arte della scrittura. Oppure così: The Zen in the art of writing

Poi il primo capitolo s'intitola così:

Come scalare l'albero della vita, tirare dei sassi a se stesso e tornare giù senza rompersi le ossa o il morale. Oppure così: Un' introduzione con un titolo non molto più lungo del libro.

Invece un altro capitolo fa così:

Corri forte, tieni duro, o la cosa in cima alle scale, o nuovi fantasmi da vecchi cervelli.

Se avessi l'impulso per la sottileatura, sottolinerei la parte di questo capitolo che fa così:

(prima di questo, dice più o meno che lui ha sempre scritto delle liste, come le liste della spesa ma per lui sono liste di titoli di racconti che prima o poi avrebbe scritto. uno di quei titoli era così:

"THE THING (LA COSA), o meglio, THE THING AT THE TOP OF THE STAIRS (LA COSA IN CIMA ALLE SCALE).

"Quando ero piccolo a Waukegan, Illinois, c'era solo un bagno, su per le scale. Dovevi salire al buio fino a metà strada per trovare l'interruttore e accendere la luce. Tentai di convincere mio padre a tenere la luce accesa tutta la notte. Ma era troppo costoso. La luce restava spenta. Intorno alla due o tre di notte mi poteva succedere di dover andare in bagno. Potevo restare a letto mezz'ora o giù di lì, lacerato tra il disperato bisogno di sollievo e quello quello che sapevo mi stava aspettando nel locale buio che conduca alla soffitta. Alla fine, costretto dalla sofferenza, avrei attraversato la sala da pranzo fino al locale, pensando di correre velocemente, salire in fretta, accendere, ma qualsiasi cosa tu faccia non guardare su. Se guardi su prima di aver acceso la luce, sarà là. La Cosa. La terribile Cosa che aspetta in cima alle scale. Allora corri, cieco, non guardare."

Poi continua così:

"Correvo, salivo. Ma sempre, non potevo farci niente, all'ultimo momento sbattevo gli occhi e fissavo l'arribile oscurità. Ed era sempre là. e gridavo e cadevo giù per le scale, svagliando i miei genitori. Mio padre imprecava e girava nel letto, chiedendosi da dove gli era venuto un figlio del genere. Mia mamma si alzava, mi trovava in un mucchio confuso di oggetti n sala e saliva ad accendere la luce. Aspettava che salissi in bagno e che tornassi indietro per baciare la mia faccia solacata dalle lacrime e per poi riportare a letto il mio corpo terrorizzato. La ser dopo e la sera dopo e la sera dopo ancora, succedeva la stessa cosa. Fuori di testa per le mie isterie, mio padre tirò fuori il vecchio pitale e lo mise sotto il mio letto. Non fui mai curato. La Cosa rimaneva sempre là. solo quando mi trasferii a Ovest, a tredici anni, mi liberai da questa paura. Cos'ho fatto recentemente, a proposito di quest'incubo? "

"Be'..."

ora finisce così:

"Adesso, molto tardi nella notte, La Cosa è in cima alle scale, e sta ancora aspettando. Dal 1926 a oggi, l'estate del 1986, è una bella attesa. Ma alla fine, sogguardando la mia lista sempre leale, ho battuto il nome su un foglio a parte e ho aggiunto "The stairs", e ho alla fine affrontato la salita al buio e il freddo artico tenuto da parte per sessant'anni, aspettando che mi si chiedesse di scendere attraverso i miei polpastrelli ghiacchiati e fino al vostro flusso sanguigno. La storia, associata alla memoria, l'ho finita questa settimana, proprio mentre scrivevo questo saggio."

Ora finisce davvero così:

"Ti lascio adesso in cima alle tue scale, a mezzanotte e mezzo, con un taccuino, un apenna e una lista da fare. Evoca i nomi, allerta il tuo iio segreto, senti l'oscurità. La tua cosa è là che aspetta nelle nebbie della soffitta. Se parli piano, e scrivi tutte le vecchie parole che dai tui nervi vogliono trasferirsi sulla pagina.... La tua cosa in cima alle tue scale nella tua notte... potrebbe venir giù."                                                          

 


scritto da: corridrice alle ore 12:44 | link | commenti
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lunedì, 19 dicembre 2005

Se fossi nel bel mezzo di un dibattito, alzerei la voce e direi: "io, però, vorrei spezzare una lancia a favore di..."

Pensavo a questa frase mentre ero a lezione e mi dicevo: "devo farci un post e iniziare con.. "io, però, vorrei spezzare una lancia a favore di" e sentirmi così nel bel mezzo di un dibattito. Il fatto è che ora non ricordo più per cosa, o per chi volevo spezzare la lancia.

A favore di.


scritto da: corridrice alle ore 22:11 | link | commenti (6)
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martedì, 13 dicembre 2005

una radio in cortile

E' da più di un anno che sono là. l'unica scala del palazzo che ha deciso richiesto e ottenuto un ascensore. l'idea dell'ascensore non so a chi sia venuta per primo, fatto sta che mi pare giusto. la conseguenza più visibile dell'ascensore è la rampa e la porta con maniglione antipanico messi apposta per rispettare i diritti dei disabili. dunque mettere un ascensore in un palazzo che non ha previsto alcun ascensore richiede più di un anno. così, è da più di un anno che questi operai sono là. 

L'ascensore non l'ho visto, ne la rampa è ancora pronta, ma la porta sì. la scala dove stanno facendo questi lavori è quella accanto alla mia, così non sono davvero aggiornata sulla situazione interna. però ieri i due operai con la scusa di aver bisogno di una presa di corrente per far funzionare non so quale trivella, o cosa, si sono permessi di attacare anche uno stereo. così mentre pulivo l'anticamera con la scopa mi dicevo..."lalallalala, ah!, ma questo è moby!" così mi sono affaciata e ho visto questo:

 

radio1

anche se a dire la verità ho visto prima questo:

radio2


scritto da: corridrice alle ore 13:34 | link | commenti (6)
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venerdì, 09 dicembre 2005

La neve

io: - sai l'altro giorno, quando ha nevicato tantissimo?

la più piccola: - sì c'era un sacco di neve!

io: - e sai che ho portato in cortile il mio cane, e si mangiava la neve?

la più piccola: - ahaha..

io: - e sai che lui è tutto bianco? e si confondeva un po' in cortile! però ha delle macchie marroncine quindi non è che si mimetizzava proprio..

la più piccola: - sì ma la neve non sta in piedi, mentre il tuo cane sì..

io: - ahaha..


scritto da: corridrice alle ore 13:26 | link | commenti (3)
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lunedì, 05 dicembre 2005

Linda, Victor e Samy

1. La soffitta

Un giorno dalle finestrelle di una piccola casetta che si trovava vicino a un fiume, il quale si trovava vicino a una città, si udirono strani stranissimi discorsi:
“Era meglio perderlo che trovarlo questo stupido armadio, ogni volta che metto in ordine le cose non riesco più a ritrovarle! Avere un armadio con duemila cassetti… Bhà..! E’ come avere tutte quelle parole che rimangono sempre lì sulla punta della lingua, tu sai di conoscerle ma proprio quando ne hai più bisogno non riesci mai a tirarle fuori dalla bocca. Ecco cosa succede con questo ridicolo armadio.” 
Samy sentita questa frase corse in bagno, si mise davanti allo specchio per vedere se aveva anche lui le parole incollate sulla punta della lingua, quelle che non gli uscivano mai quando dovevano uscire. E a volte le trovava! C’era 6x7=42, oppure Sì, sono stato io a mangiare tutti i biscotti nel barattolo, ecc..
La piccola casetta dei nonni di Samy sarebbe stata una normale casetta di campagna se solo sulla porta della soffitta non ci fosse stata una targhetta. E questa targhetta diceva: “Invenzioni mai riuscite”. Il nonno di Samy, nonno Victor, a quanto diceva lui, era un inventore di elettrodomestici. E ripeteva sempre "Se le donne si annoiano, io darò loro modo di che divertirsi nei loro lavori domestici, così ci penseranno due volte ad uscire con le amiche, a spendere cifre folli.”
Una delle invenzioni più riuscite, a quanta diceva lui, era un armadio, e si trovava ora in salone, quando Linda, la nonna di Samy iniziò davvero a non poterne più. L’armadio in sé, sarebbe stato un normale armadio se solo, aprendolo ci fossero stati  un’asta per appendere le camicie e cassetti per maglioni o mutande. No, questo non era un armadio qualunque. Victor lo aveva progettato su misura per la donna: aveva esattamente duemila cassetti, ognuno per uno specifico accessorio, indumento, gioiello, o scarpa. Ogni oggetto utile o futile, che era strettamente necessario per la sopravvivenza di una donna, in particolare per quella di sua moglie la quale conservava ogni cosa, dalla carta del pacchetto di natale ricevuto vent’anni prima al primo dentino perso dal suo nipotino, ora aveva un posto dove stare. All'inizio l’idea dell’armadio piacque moltissimo a Linda, che per settimane raccolse con cura, tutta ma proprio tutta la sua roba e quando l’armadio fu pronto, e tutte le cianfrusaglie di nonna Linda ebbero il loro posticino, Victor era al settimo cielo, e ora la piccola casetta sembrava grande il doppio! (…)


scritto da: corridrice alle ore 14:06 | link | commenti (5)
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C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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