Aspetta primavera, corridrice

martedì, 31 gennaio 2006

Volevo spiegare la mia teoria dei periodi. Ecco, io penso che i periodi siano come degli scatoloni. Tu ci entri e ci stai un po'. Fai cose, vedi gente, scrivi, ascolti musica, metti quel tipo di scarpe, attacchi poster. Poi a un certo c'è una porta e si esce. E senza nemmeno accorgetene, è come una porta inesistente. Poi entri in un altro scatolone, senza nemmeno accorgetene. E si rinizia tutto d'accapo. Tutto questo per dire che mi piace moltissimo Pandora.com e che più vado avanti a creare nuove radio, più mi ricordo di tutti gli scatoloni che ho dentro.

scritto da: corridrice alle ore 23:19 | link | commenti (5)
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sabato, 28 gennaio 2006

C'è stato un periodo in cui credevo davvero di star scrivendo un libro. era un libro sulle uscite di s4sicurezza. ecco questo doveva essere il secondo o il terzo racconto. ma poi non so perchè ho mollato tutto, però mi piace sempre controllare le piantine del piano di emergenza tutte le volte che entro da qualche parte. e sopratutto la freccia che indica dove mi trovo...

 

Uscita 3

Sono le quattro e mezza del mattino, la festa di fine stagione per gli animatori si è conclusa e Sarah è a letto.

Ora lo chiamo, non posso più far finta di niente.

- Allô?

- Bonsoir Club Med N******, je suis Antonio.

- Ciao Antonio, sono Sarah g.o mini club.

- Ciao Sarah, dimmi.

- Non mi sento molto bene, ho la febbre, faccio fatica a respirare e da una settimana ho la tosse forte. Puoi chiamare il dottore?

- Ti metto in contatto con l’infermiera, ti richiamo io.

- Ok, aspetto… il mio numero di stanza lo hai? Sì?

- Sì, ciao.

- Ciao.

Vedi a curarmi male cosa succede? Perché ho aspettato così tanto ad andare dal dottore? Ora sono qui che non respiro bene, non respiro più bene. E sono così lontana da casa, non posso chiamare la mamma, sono le quattro del mattino, la preoccuperei per niente. È meglio che mi sdraio e aspetto…. Ma quanto ci mette a richiamare? Non hanno capito che questa è un’emergenza, potrei non superarla stavolta. Meglio che bevo un po’ d’acqua, meglio che mi calmo.

Perché non chiama? Richiamo io.

- Antonio?

- Si. Sarah? Ho appena parlato con l’infermiera, ha detto che ti richiama lei, non ha detto altro e ha chiuso la telefonata.

- Si l’avevo già incrociata quella nel villaggio, è una cretina, lo so. Va bene allora aspetto grazie.

E poi uno dovrebbe sentirsi tranquillo a lavorare e poi uno dovrebbe sentirsi tranquillo. Ci sono persone che hanno studiato, che hanno deciso di curarsi degli altri e uno poi dovrebbe stare tranquillo.

Driiin

- Pronto sono Marta l’infermiera. Che hai?

- Non mi sento bene, faccio fatica a respirare, mi sento calda.

- Senti, il dottore non può venire fino alla tua stanza, è dall’altra parte del villaggio. Vieni in infermeria.

- Mah….va bene.

E poi uno dovrebbe stare tranquillo. Che hai? Cosa ho? Sottospecie di donna, mi chiedi cos’ho? Tu me lo devi dire… Cazzo, piove, mi devo vestire, ma dove sono capitata? Nessuno mi aveva avvisato. Devo scendere, ok. Sto così male…ecco mi sono persa, ma come diavolo si esce da questa baracca per animatori? Ok, rifacciamo tutto dall’inizio. Guardiamo il piano d’emergenza, grazie a Dio  qualcuno ha pensato ad un piano d’emergenza.. vatti a fidare delle infermiere.

Ok sono fuori, ora in questo immenso villaggio, l’infermeria se ricordo è vicino al teatro, teatro ed infermeria..hahah ora non ho tempo per filosofare ma hanno qualcosa in comune. Ci penso dopo se mi salvo da questa gabbia di matti.

No, non ce la faccio a camminare, guarda sto teatro, è immenso. Non riuscirò ad attraversarlo tutto, morirò prima, torno indietro.

No, non posso tornare indietro. Ormai hai detto che stai male Sarah, non puoi più tirarti indietro.

Sarah è riuscita ad attraversare il teatro, scende due scalini svolta a sinistra, trova l’infermiera lì ad attenderla.

- Non è ancora arrivato il dottore?

- No, ma si può sapere cosa ti senti?

- Sto male. Mi fa male il torace, mi fa male la gola..

E anche i tuoi occhi su di me mi fanno male se non fosse che ora sei la sola possibilità che mi resta per uscire da sto inferno..

- Sarah ti chiami? Sarah guarda che a me sembra…

Si, brava, lo so cosa stai per dire che a te sembro matta.. a dire che ho male al torace, che ho male a respirare.. dì quello che ti pare mia cara infermiera…

- Fa freddo qui, non possiamo aspettare dentro?

- Dentro? Dobbiamo aspettare il medico, non posso aprire l’infermeria.

- Ma io ho freddo, non vorrei peggiorare qui fuori.

Sì infermiera mia, ho visto che stai fumando e non vuoi spegnere la tua preziosa sigaretta. Vienimi incontro però.

- Se vuoi puoi sederti nella sala d’aspetto.

- D’accordo.

Ma apri sta’ porta. Che cavolo. Ecco il medico grazie a Dio.

Il dottore con un maglione sopra la maglietta della notte fa sdraiare Sarah sul lettino.

- Respira profondamente con la bocca. Bene. Ancora. Piegati in avanti e ora respira come prima. Bene.

- Ho mal di gola.

- Apri la bocca. E fai AAAAAA. Hai la febbre? Sì? No, non mi sembri calda.

- Come no? Io mi sento calda…

- Sarah tu non hai niente.

- Mah..dottore prendo medicine da quattro giorni, ho la tosse, mi fa male a respirare…

Inizia a piangere.

- Sarah non hai la febbre.

- Ma io sto male.

Lo so cosa stai per dire, lo so meglio di te e tu mi guardi come per dire poverina, non si rende conto che è ha l’ansia.

- Hai solo un po’ d’ansia. Marta dalle 20 gocce.

- Non dovrei mangiare qualcosa prima?

- No. Ora bevi.

Continua a piangere. Il dottore mette via tutti gli arnesi da dottore e si siede alla scrivania.

- Marta ora puoi andare. Vorrei parlare da solo con lei…

- Lo so che mi state odiando, vi ho svegliato a quest’ora solo per un attacco di panico. Mi dispiace. Non volevo. Ma voi ora mi odiate e mi dispiace.

- Non ti preoccupare Sarah, siediti qui di fronte a me, Marta tu vai.

Il dottore compila un modulo di procedura e posa la penna.

- Che problema hai? Eh lo so… quante ragazze ho visto come te, cos’è l’amore? Hai il ragazzo?

- Sì.

- E’ qui?

- No.

- Immaginavo, la lontananza è brutta, quando torni a casa?

- Tra due settimane.

- Eh, allora cosa piangi? Tra poco lo rivedi. Si litiga sempre quando si è lontani…

- Non è questo.

- E allora cos’è? Sul lavoro? C’è tensione? E’ normale, in alta stagione è difficile gestire lo stress..

- Non è questo.

- Cosa ti fa piangere allora?

Piange.

- Cosa fai nella vita? Lavori tutto l’anno come animatrice?

- No, studiavo filosofia ma ora non so se continuare. Sto cercando di capire cosa mi piace fare, ma non è facile. Si ma non è questo. Mi scusi dottore mi si chiudono gli occhi.

- Sì, sono le gocce.

- Non lo so, non lo so proprio. Lei pensa che sia facile capire perché uno piange.. ma non lo so davvero… io pensavo di avere una polmonite..capisce?

- Già. E’ successo qualcosa in questi giorni?

- Non so, andava tutto bene, ho fatto amicizia con una g.o che lavora nel mio stesso servizio.

- E’ una cosa bella. No?

- Si certo, e allora sabato che eravamo tutte e due libere e mi ha invitato a casa sua, dalla sua famiglia. Ha la fortuna di abitare a 10 minuti dal villaggio. Sono già stata da lei due volte. Le famiglie del sud sono belle. Tutti quando si salutano si abbracciano, ridono parlano a voce alta, mangiano insieme.. però non capisco come sia possibile..

- Sarah, guarda che non tutte le famiglie..

- Io lavoro coi bambini. ci divertiamo tutto il giorno, gli facciamo dimenticare che i loro genitori non ci sono per il momento. E io sono lì quando i genitori li lasciano al mini club, e sono lì quando tornano a prenderli. Anche se a volte loro non mi credono che tornano. Ma poi tornano davvero e sono tutti felici, tranne me. Sono tutti così felici. Io dove vivo?

- Sarah, ricorda che non è tutto vero quello che vedi. Nei villaggi soprattutto, le famiglie sembrano..

Le gocce fanno effetto, Sarah sta appoggiando la testa sul tavolo e tutto sta per diventare un altro ricordo.

- Allora cos’è vero?

- Forse solo le lacrime. Sarah, ascoltarmi tu hai solo paura di vivere…

- Solo? Che bella parola..

Dorme.

Fine

 


scritto da: corridrice alle ore 21:07 | link | commenti (6)
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giovedì, 26 gennaio 2006

La bistecca verde

No, non ho mai avuto paura di non piacergli. Mentre intorno a me tutti hanno questa paura, di non avere la loro approvazione, io voglio invece dispiacergli, voglio che sappiano che non siamo tutti alla loro mercé. Quando si compra una bistecca e loro ti fanno ostinatamente vedere la parte "giusta", la parte rossa, io chiedo: "Per farvore, mi faccia vedere l'altra parte". loro rispondono: "Le faccio vedere l'altra parte di questo, è lo stesso pezzo..", e abbandonano il primo pezzo posandolo sul lato impresentabile. un giorno che ero appena uscita dall'ospedale, sempre per quegli attacchi di enfisema, avevo chiesto a Y. di prendermi una bistecca, avevo voglia di carne. Y. non osa aprir bocca con i negozianti, può subire qualsiasi cosa da parte loro, avvelenamento compreso. quel giorno, se n'è venuto con una bistecca che era verde. un pezzo di carne verde. Ho preso la bistecca, gliel'ho fatta vedere. Glio ho detto: "non sei stato capace di dire qualcosa?", e lui gli ha detto: "no non ho osato". Ho pianto. non ho potuto trattenermi. gli ho detto: "senti, è il primo pasto che faccio, esco dall'ospedale, avresti potuto buttarla via, comprarmene un'altra." lui ha detto: "non ci ho pensato."

Ho smesso di piangere. Ho preso la bistecca e l'ho buttata nella pattumiera. Ero su tutte le furie. La bistecca era verde e io ero nera. quando è tornato a mangiare, ho tirato su la bistecca dalla pattumiera e glil'ho messa nel piatto. Lui è arrivato, ha visto la bistecca verde, ha cacciato  un grido d'orrore e l'ha buttata in pattumiera definitivamente. Non si è piu vista in giro.

Marguerite Duras

La Vita Materiale


scritto da: corridrice alle ore 23:36 | link | commenti (2)
categorie: la metĂ  del prezzo di copertina
venerdì, 20 gennaio 2006

THE GALACTIC QUESTION CENTER

"We search the world, asking questions."

"Sometimes we get answers that change the way we look at our lives and the cosmos."

                                                                                                                                                   

tra i tanti interrogativi eccone uno che mi fatto sorridere:

Jesus, Moses and beyond?                                                                                                                                                  If Jesus, Moses, Mohammed, and Buddha, and Confucius were gathered in a room, who would be the first to speak? What would he say?

ed eccone un altro, che se ho capito bene l'inglese, mi sembra una bella domanda che pure io mi faccio a volte..:

Should we specialize?
Do you agree with this Heinlein quotation: "A human being should be able to change a diaper, plan an invasion, butcher a hog, conn a ship, design a building, write a sonnet, balance accounts, build a wall, set a bone, comfort the dying, take orders, give orders, cooperate, act alone, solve equations, analyze a new problem, pitch manure, program a computer, cook a tasty meal, fight efficiently, die gallantly. Specialization is for insects."?

Centro Interrogativi Galattici

http://galquest.blogspot.com/


scritto da: corridrice alle ore 23:19 | link | commenti (5)
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giovedì, 19 gennaio 2006

Io non è che sia una che s'interessa troppo alle contemporaneità, però sta cosa mi piace..

e se ho capito bene, un ragazzo ha venduto spazi pubblicitari in pixels.

1 pixels * 1 dollaro = UN MILIONE DI DOLLARI!

http://www.milliondollarhomepage.com/

 


scritto da: corridrice alle ore 22:49 | link | commenti (2)
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-sai una volta anche a me è capitata una cosa così.. però a Barcellona. eravamo sul motorino, lui giudava. poi mi ha detto una frase che mi ha fatto girare le palle..sì, mi sono arrabbiatta..e io poi sono istintiva...allora ho mollato il casco sul marciapiede e sono salita sul primo tram. e sai lui cosa ha fatto?

-no..

-lui si è messo col motorino sulle rotaie...non voleva far passare il tram.

-ah... così tu sei dovuta scendere per forza..?

-eh, si. E ora stiamo ancora insieme. Io prima di conoscere lui non guardavo i muri...

-ahahah, sai neanch'io prima di stare col mio ragazzo che fa pubblicità non guardavo le pubblicità.

-Vedi? e tra l'altro anche lui è di milano, forse lo conosci..
si chiama Davide.

-hahaha e come faccio a conoscere davide? no mi sa di no. io muri non so, leggo spesso Dumbo, Corpo, Tv boy, per il resto non mi accorgo tanto.

-eh sì, lui è della crew di dumbo...

-ah, ok. e come si chiama?

-Oneman.

La cosa così che è capitata a lei a Barcellona,  è capitata sia a me che a lei ieri sera su un tram, ma al posto di un motorino, a bloccare le rotaie c'era un auto che non poteva più andare ne avanti ne indietro, perchè qualche ragazzo aveva messo un masso sulle rotaie e l'uomo con l'auto gli era andato sopra. e il masso si era incastrato sotto l'auto. è stato così che ho conosciuto Carlotta.


scritto da: corridrice alle ore 11:11 | link | commenti (3)
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martedì, 17 gennaio 2006

 Ci sono due persone. Sono due donne. A questo punto escono di casa. Scendono i soliti 5 scalini che portano direttamente sul marciapiede. S'incamminano con le mani in tasca. Sono vestite tutte e due anni 80, tipo quel periodo in cui tutte le ragazze arrivarono in pronto soccorso in carrozzina con una gamba rotta, tutte lì in ospedale pronte a sposare Simon Le Bon, o come si chiama. Poi la donna, con giubbotto blu e jeans che sembrano più dei pantaloni da uomo etc., dice all'altra, che è vestita con cappellino, scarponcini alti marroni etc.:

Donna giubbotto blu: - C'è gente che non parla dei loro sentimenti, e tengono tutto dentro.

La donna scarponcini alti marroni si aggiusta il cappellino.

Donna giubbotto blu: - E ci sono altri che parlano dei loro sentimenti perchè dentro non hanno niente.

Donna scarponcino alti marroni: - E tu?

Donna giubbotto blu: - Io, cerco lavoro.


scritto da: corridrice alle ore 12:35 | link | commenti (1)
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giovedì, 12 gennaio 2006

"Cos'è reale?" chiese un giorno il coniglio.

"Significa avere dentro di sé quel rumorino fastidioso, e quella mano penzolante?"

"Reale non è come sei stato creato," rispose il cavallo di pezza. "È qualcosa che ti accade.

Quando un bambino ti ama per tanto tempo, non solo per giocare, ma ti ama veramente, allora diventi reale."

"Fa male?" chiese il coniglio.

"A volte," rispose il cavallo di pezza, poiché diceva sempre la verità, "ma quando sei reale non ti preoccupi granché di essere ferito."

"Accade tutto in una volta," chiese ancora, "oppure a poco a poco?"

"Non accade tutto in una volta," disse il cavallo di pezza, "reale lo diventi. Ci vuole molto tempo.
Ecco perché spesso non accade a persone che crollano facilmente, o che hanno spigoli troppo affilati o che sono troppo fragili.
Di solito, quando diventi reale, la maggior parte dei tuoi capelli sono stati strappati via, i tuoi occhi cadono, le tue giunture vanno a pezzi e sei veramente malconcio.

Ma queste cose non contano affatto, poiché quando sei reale, non puoi essere brutto, se non per le persone che non capiscono. Quando sarai reale, non potrai mai più tornare a essere irreale.

Dura per sempre."


scritto da: corridrice alle ore 11:02 | link | commenti (5)
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lunedì, 09 gennaio 2006

 

Si alza presto la mattina e va a correre. Scende le scale saltellando, esce dalla scala e guarda il cielo, sempre saltellando, immagina quanto andrà lontano. Dio, come mi sento infelice. Esce dal portone va dritto poi gira l’angolo, e corre senza pensare a niente, per le strade non c’è quasi nessuno. È appena l’alba, e questa è una sicurezza. Corre, corre ancora, e svolta a un altro angolo. La fermata dell’autobus, aspetta di vedere il primo autobus della giornata, il giornalaio appoggia gli ultimi cartelloni formato bambino, e il bar è alle prese con le prime consumazioni di lavoratori mattutini. Non so. Non ricordo se ho spento la lavatrice oppure no. È già arrivata al quarto isolato e torna indietro.

 

Alla fermata dell’autobus, arriva un uomo alto. Ha una valigetta e l’appoggia alla fermata. Allunga il braccio guarda l’ora. Le 6.07, sono in anticipo, meglio. Si siede sotto la tettoia. Delle auto si fermano in fila per il semaforo rosso. L’uomo si alza e va verso l’edicola proprio li di fianco. Compra un giornale. Torna in dietro guarda di nuovo l’orologio e si siede. Totò, Peppino e la mala femmina, magari lo guardo stasera quando torno. Sfoglia le pagine della cultura senza leggerle e chiude il giornale, se lo mette sotto il braccio e si dirige verso gli orari dell’autobus. Non fa in tempo a cercare gli orari che subito guarda in alto e legge: FERMATA SOPPRESSA. Le 6.24, cavolo dovrò farmela a piedi. L’uomo, valigetta in mano, tira su il colletto della giacca e s’incammina a passo spedito.

 

 

 

 


scritto da: corridrice alle ore 23:40 | link | commenti (5)
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C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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