Aspetta primavera, corridrice

martedì, 28 febbraio 2006

Per la primevera del due mila e sei ho in mente grandi progetti.

Sono due. Il primo grande progetto è un foto-documentario sul mio secondo albero preferito. Ogni giorno a partire da "tra pochi giorni", metterò on line una foto del mio secondo  albero preferito. E vediamo che succede. 

Il secondo grande progetto è una festa. S'intitolerà "La Festa Del Palazzo Di Primavera". Ho in mente di appendere di nascosto, tipo alle 4 del mattino, un foglio nella bacheca del palazzo. E chiedere a tutti quelli che ci abitano di fare una festa in cortile, come le feste di paese, però in cortile. Sicuramente ognuno si dovrà portare la sua sedia. E ovviamente non metterò il mio nome, ne chiederò quello degli altri. Basterà una croce. Così saremo tutti degli anonimi che un giorno s'incontreranno giù in cortile senza esserlo più.

Ce la farò? speriamo.


scritto da: corridrice alle ore 17:20 | link | commenti (5)
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venerdì, 24 febbraio 2006

Ho visto un nuovo video di un nuovo singolo di un nuovo album dei PLACEBO!

Si chiama Song To Say Goodbye.

E c'è un bambino che esce fuori con il padre. Il bambino porta in giro il padre in auto, che sta seduto dietro e fissa il nulla dal finestrino. Poi c'è  il bambino che si ferma a recuperare il padre che si era fermato a guardare qualcosa per strada. E' sempre il bambino che trova il padre che si nasconde sotto il tavolo da cucina. O il bambino che si ferma a ritirare soldi dal bancomat mentre il padre lo aspetta in piedi di fianco a lui. O  il bambino e il padre che vanno a bere qualcosa in un bar, e il cameriere dietro al bancone si abbassa per parlare col bambino mentre il padre rimane zitto e fissa il nulla imbarazzato.


scritto da: corridrice alle ore 11:34 | link | commenti (5)
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mercoledì, 22 febbraio 2006

L'anno scorso ho partecipato a Subway. Ho scritto una specie di miniserie a episodi. Mi ricordo che mi ero divertita un sacco a scriverla, tanto che avevo pure fatto dei disegni, chissà perchè non mi selezionarono...  il tutto s'intitolava: Il mio Piccolo Quartiere

1. Pane e salame                                                                                                                                                           

Voglio pane e salame e così esco di casa. Dalle orecchie ascolto la musica e dagli occhi vedo un passante che getta un pezzo di carta e un prete che si china e subito lo raccoglie. C’è anche un bambino e gioca con la palla e un cane che mi fissa dalla sua finestra. In fondo alla via un vigile ha in mano un taccuino, si trova accanto alla mia macchina. Le passo affianco e lei bisbiglia, Vai tranquilla, che qui ci penso io.
E adesso? Non lo so e vado dritto.
Il semaforo è rosso per gli altri, verde per me. Corro.
Il passante sta gettando altra carta, il bambino sta perdendo la palla, le cuffie mi stanno cadendo dalle orecchie e il cane mi fissa ancora dalla finestra.
Il semaforo ora è quasi verde per gli altri, quasi rosso per me. Corro.
La carta è per terra, la palla è per strada e le cuffie… Le cuffie mi sono cadute e il prete vuole raccoglierle. Prete salvi qualcun altro o salvi se stesso. Ma è tardi e le cuffie sono cadute, così il prete si china. Il semaforo è già rosso per me, già verde per gli altri. Corro!
C’è una vecchietta che attraversa ancora la strada e la mia macchina ripete, Non ti preoccupare vai, qui ci penso io. Per fortuna gli altri sono ancora fermi al semaforo a guardare il bambino che perde la palla che viene fissata dal cane e infine raccolta dal prete.
Corro ma sento già che qualcun altro mangerà il mio pane e salame. Ed ecco che la mia macchina che diceva di stare tranquillo, ha travolto la vecchietta. Il semaforo perde rosso e perde sangue, e la vecchietta rotola e rotola sulle strisce e d’accapo il prete si china e la raccoglie. Ora che gli altri sono ripartiti e il passante se n’è andato, il bambino riprende a giocare e il cane a fissare. Tuttavia il vigile mi ha fermato: pane e il salame ci hanno fatto del male… Prete li assolva!

1.2 Cerotto

La vecchietta ora si aggira per le strade con la sedia a rotelle. Spero che il passante, che già passa di lì, l’accompagni a far la spesa. La mia macchina vorrebbe passarci sopra. Continuo a spiegarle che non è per questo che è stata costruita, ma lei insiste sul fatto che ora che è su una sedia a rotelle sarebbe ancora più facile.. Anche il vigile prova a portarla sulla retta via ma ancora non si convince. Per ora la lascio parcheggiata sotto casa, però lo sento che è arrabbiata con me.
Oggi il passante ha bussato due volte alla mia porta, mi ha domandato se per caso avevo carta e penna. Gli ho chiesto perché e lui mi ha detto Se non lo sai tu che scrivi questa storia, chi altro lo deve sapere… Va bene, questa gliela concedo. Io allora, gli ho risposto gentilmente che non avevo niente da dargli, e di stare più attento la prossima volta a come risponde. Lui sa di cosa parlo. Invece non capisco il vigile, ha bussato alla mia finestra più volte, gridava dalla strada parole del tipo Stai attenta Sarah! Ti tengo gli occhi addosso, capito? Addosso.
Anche il semaforo è venuto a trovarmi, mi ha chiesto se per caso avevo un cerotto. Continua a perdere il rosso. Lo faccio accomodare e lui si scioglie in lacrime, sembra frustrato, ha i faretti a pezzi.
- Quelle persone, tutte quelle persone stanno lì, ferme, mi guardano, mi guardano e io non riesco più a farle andare via. Ho paura, ho paura ma che fanno lì? Perché non si trovano un altro semaforo? Perché io? Perché? Impazzirò lo sento, impazzirò.
Gli porgo un cerotto.
- Non ti preoccupare semaforo, tutto si aggiusterà. Tornerai ad essere ancora verde, ancora verde vedrai.




scritto da: corridrice alle ore 15:46 | link | commenti (1)
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martedì, 21 febbraio 2006

E' notte fonda. In una camera da letto marito e moglie dormono. L'abat-jour dalla parte dell'uomo è accesa, mentre quella della donna è spenta. L'uomo apre gli occhi, si volta verso la moglie. La moglie dorme profondamente. Allora l'uomo, lentamente, abbassa le lenzuola, e si alza dal letto senza far rumore. L'uomo si guarda allo specchio e si sistema il colleto bianco della camicia. Poi va verso la poltrona e lentamente solleva la giacca nera, che fa da completo al pantalone. Se la infila e subito si dirige verso la porta. Impugna la maniglia, l'abbassa. Suona il telefono. La moglie, per il rumore si gira nel letto. L'uomo, blocca all'istante il gesto di aprire la porta e a passi lunghi si precipita al telefono. Alza la cornetta e a voce bassissima risponde: "Pronto? No, ha sbagliato numero". L'uomo appoggia piano la cornetta del telefono. La moglie, nello stesso momento, apre un poco gli occhi. L'uomo, in piedi, rimane paralizzato. La moglie lo guarda e gli sorride. L'uomo le sorride pure lui, e con molta naturalezza, come se niente fosse, si toglie la giacca, e torna a dormire.


scritto da: corridrice alle ore 18:16 | link | commenti (8)
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sabato, 18 febbraio 2006

Salgo e mi siedo, il tram non è pieno. Poi sale anche un uomo anziano con un sacco di arance, e si siede un po' più in là. Il tram ora è pieno pieno.  Poi sale un altro uomo con jeans bucati, cappellino d'armani e faccia tarchiata, e rimane in piedi. Il tram ora è pienissimo. L'uomo con jeans bucati, cappellino d'armani e faccia tarchiata sta in piedi davanti alla porta vicina al conducente, dando le spalle all'uomo anziano con le arance. Il tram continua ad andare, il tram frena, il tram va. L'uomo con jeans bucati, cappellino d'armani e faccia tarchiata scontra con le gambe il sacchetto di arance dell'uomo anziano. L'uomo anziano con le arance dice qualcosa all'uomo jeans bucati, cappellino d'armani e faccia tarchiata in piedi.

Uomo jeans bucati e cappellino d'armani e faccia tarchiata (si abbassa): - Mi scusi?

Uomo anziano seduto con le arance (ad alta voce): - Io lo so cosa le interessa a lei..

Uomo jeans bucati e cappellino d'armani e faccia tarchiata (si abbassa di più):  - Non ho capito?

Uomo anziano seduto con le arance (più ad alta voce): - A lei le interessano i fazzoletti nelle tasche della gente..

L'uomo jeans bucati e cappellino d'armani e faccia tarchiata si alza subito su, fa la faccia più innocente che gli viene, poi si gira e scende subito dal tram. Ma il tram è ancora pienissimo.  


scritto da: corridrice alle ore 11:45 | link | commenti (2)
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giovedì, 16 febbraio 2006

E' sera. In una camera da letto una bambina di sei anni disegna sul muro con dei pastelli. Un uomo di mezza età entra nella camera, ha una bottiglia di whisky in mano. L'uomo si ferma un attima, guarda la figlia seduta per terra che disegna ma è come se non la vedesse. Suona il telefono. L'uomo ha la faccia stanca. Fa un altro sorso dalla bottiglia e si sdraia a letto, chiude gli occhi. Il telefono continua a suonare. La bambina appoggia il pastello per terra, si alza e va a rispondere. Dice: "Mamma? Mamma?". L'uomo riapre gli occhi di scatto, e prende il telefono dalle mani della bambina, con voce inquieta risponde: "Pronto? Pronto?". L'uomo seduto sul letto, si lascia cadere la cornetta dalle mani e quasi sottovoce come se parlasse a se stesso dice: " No ha sbagliato.." Allora prende tra le braccia sua figlia, e intanto fissa il muroe vede la mamma disegnata come un angelo.

C'è chi dice che è un soggetto piatto, c'è chi dice che è di cuore..voi che dite?


scritto da: corridrice alle ore 00:23 | link | commenti (9)
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martedì, 14 febbraio 2006

A un certo punto ho iniziato a scrivere soggetti per il Cinema:
 
E’ notte fonda. In una camera da letto la luce sul comodino dalla parte di lei è spenta, di fianco c’è una borsetta in cuoio nera. Dalla parte di lui, l’abat-jour è accesa. Due persone a letto dormono, sono un uomo e una donna. L’uomo si sveglia, apre gli occhi,  gira lentamente la testa verso la donna. Lentamente si alza, cerca di fare meno rumore possibile e si dirige verso la borsa della donna appoggiata sul suo comodino. La apre e la rivolta a terra escono tante cose: trucchi, cicche, sigarette, accendino, portafoglio. Con la mano sposta velocemente gli oggetti, finalmente trova il portafoglio. È vuoto. È un portafoglio vuoto.
È totalmente vuoto come di quelli appena comprati. L’uomo non riesce a capire come mai sia vuoto, e guarda la donna mentre dorme, come se con la mente le stesse domandando come mai è vuoto. Poi osserva nuovamente il portafoglio e nota che da un angolo spunta un biglietto. Lo sfila dal portafoglio. Suona il telefono. L’uomo rimette tutto via velocemente, mentre la donna infastidita dal rumore si gira dall’altra parte. L’uomo nella fretta si dimentica il foglietto, e mentre va a rispondere lo tiene in mano. Alza la cornetta, mentre ascolta chi è dall’altra parte del telefono, fissa con rabbia la donna e dice: “Pronto, no, ha sbagliato”. La donna continua a dormire. L’uomo appoggia la cornetta pensieroso, guarda il telefono e di nuovo la donna. Poi decide di aprire il biglietto, e sopra trova scritto: Non ho mai detto che sarei stata sincera.
L’uomo fa un cenno con la testa, spegne la luce e torna a letto.

scritto da: corridrice alle ore 09:36 | link | commenti (1)
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domenica, 12 febbraio 2006

 La signora Puccy

 

La signora Puccy, è una signora che ha un cane, che ha sempre e solo un cane. E ogni volta che muore un cane, appare un altro cane. Che si chiama sempre Puccy. Ne ha avuti solo tre di Puccy. Li cresce, gli da l’amore, li porta giù, a fare il giro dell’isolato. La signora Puccy infatti non va far la spesa, è una signora anziana. È una signora anziana che va sempre e solo giù, col cane Puccy, o forse è un giovane cane che va sempre e solo giù con una signora anziana. Quando la incontro in cortile mi chiede sempre: Ciao Sarah. Allora che cosa fai? Studi? È da almeno 5 anni che studio filosofia per la signora Puccy. E poi mi da una caramella, e dice: Brava continua così, che la laurea è una cosa importante.


scritto da: corridrice alle ore 16:10 | link | commenti (6)
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venerdì, 10 febbraio 2006

Casalinga-madre-e-moglie
 
In cortile, l’odore di lavatrice che emanavano i balconi si mischiava al sapore dei cibi usciti dalle finestre. Nelle strade invece, solo certezza di auto parcheggiate. Nelle case, le casalinghe-madri-e-mogli, già da due ore correvano dietro ai pavimenti, ai cassetti, ai fornelli, mentre la tv trasmetteva i cartoni fino a mezzogiorno. Era domenica. E ieri, le casalinghe-madri-e-mogli, ancora donne nelle loro case di bambola, coi capelli in ordine, il trucco e coi loro vestiti stirati si sedevano, mettendosi le scarpe, ricordandosi di prendere la borsa, i soldi, le chiavi e veloci a fare la spesa, tornavano a casa a preparare da mangiare al figlio che la domenica mangerà a pranzo da lei, dalla sua casalinga-madre e basta. Così si affaccia al balcone e lo aspetta.
Fai i giornali Sarah! Dice sua madre. In quell’angolo di casa, ne fuori ne dentro, dove il cane ha fatto la pipì, Sarah, la ragazza del pian terreno, fa la sua apparizione mentre la casalinga-madre-e-moglie se ne sta lì, a guardarla dall’alto del suo secondo piano, dall’alto delle sue ciabattine. Che imbarazzo. Si piega più che può per non farsi vedere. Segue un uccellino inesistente volare, e la vede, coi gomiti appoggiati che se la ride. Lo sanno tutti che ride. Allora una voce immaginaria la chiama dalla cucina, e Sarah si alza e scappa, senza correre, continuando a sentire gli occhi della casalinga-madre-e-moglie che la seguono. Uscendo spalanca bene le porte del balcone, e nascosta in casa fissa il vetro che riflette la faccia sfuocata della casalinga-madre-e-moglie che ora si è messa a parlare con la vicina-casalinga-madre-e-moglie.
"Ma quando se ne andrà? Le loro chiacchere non m’interessano, ma i minuti passano. E loro parlano, e io attendo, loro parlano e io attendo, e il figlio che non arriva, che non arriverà mai più. Le odio, le odio da morire, ma non andrò a pulire i giornali sporchi con lei lì, aspetterò ancora un po’. Io posso aspettare e lasciare che tutto rimanga com’è fino a quando mi va’. E tu casalinga-madre-e-moglie? Tu questo te lo puoi permettere? No. Penso proprio di no. E il figlio tornerà? Io, almeno ho preso un cane."   
Ma poi, ecco. L’incanto. Un balcone si apre, poi una finestra, poi un’altra e un’altra ancora. E poi tutte. Tutte le finestre, porte e balconi che danno sul cortile si spalancano. Tutti rincasarono, sia le donne, che i figli, che gli uccellini inesistenti. Un pubblico inesistente, seduti su sedili inesistenti, nascosto tra le mura degli appartamenti, ascolta la musica del pianoforte. Mentre Sarah rimane sulla soglia del balcone, appoggiata al muro con le braccia intrecciate. Guarda l’unico angolo di cielo azzurro lasciato libero dai palazzi vicini, perché non capisce mai da dove arrivi la musica. E la vita torna ancora bella che la faceva piangere. È un pianoforte quello che da anni suona, ed è un uomo a suonarlo. Un uomo che deve essere molto ma molto piccolo perché qui nessuno sa chi sia, che faccia abbia, e in quale scala/piano/appartamento abiti ma che sta dentro il cuore di questo palazzo.

scritto da: corridrice alle ore 13:05 | link | commenti
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martedì, 07 febbraio 2006

Ama i gatti. Li ama tutti. E c’è un’altra signora che le assomiglia, però lei ama i cani. Li ama tutti. La signora che ama i gatti è una signora che esce alle otto della sera e va alle villette che ci sono prima del suo palazzo con una vaschetta di plastica, e la lascia lì. Poi torna verso le nove e la tira su, vuota. E lì incrociasempre la signora che ama i cani che rincasa dalla passegiata. La signora che ama i gatti se potesse, salverebbe tutti i gatti, anche se per ora si limita a quelli delle villette affianco. E la signora che ama i cani, se solo potesse.. Ma per ora vive sola, con tre cani in casa.


scritto da: corridrice alle ore 22:46 | link | commenti (4)
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C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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