Aspetta primavera, corridrice

venerdì, 22 dicembre 2006

La nuova rubrica delle Ragazze a confronto!

Da quando è nato questo blog, tra i link è sempre stato presente questo: www.riesciacapire.splinder.com Il mio blog e quello di Adbeel sono gemelli in quanto nati pressocché in contemporanea, tra il 21 e il 22 settembre del 2005.

E' quindi giunto il momento che avvenga qualcosa di gemellare.






Premessa:
Eravamo piccole e ci dicevano: "Prendete il diario e segnate per il giorno x: Tema." E noi sbuffando, tiravamo fuori il diario da sotto il banco e scrivevamo per il giorno x: Tema. Ora siamo grandi. E non ci dicono più "Prendete il diario." Così da oggi, ci diremo direttamente noi stesse di prendere il diario, e ogni mese sia su corridrice con slancio che sul blog della veggente spaziale in ritardo, o meglio nota come Adbeel, apparirà un Tema.

Lo svolgimento di questi temi dovrà necessariamente seguire questo regolamento:
1) vale il fuori tema
2) ci si può fare aiutare dai genitori
3) si può tenere il libro di testo sotto il banco
4) la brutta copia si può portare a casa
5) non serve scrivere per metà foglio
6) si può usare lo sbianchetto

Inoltre è importante che nei commenti diate il voto che meritiamo per quello che abbiamo scritto.
Ecco gli insidacabili voti: OTTIMO SUPER OTTIMO e SUPEROTTIMISSIMO (e poi a scelta si possono aggiungere degli "issimo" in più, per meriti particolari.)

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Corridrice
Con slancio
Tema


Io e le passeggiate a Milano.

Farò un giro lunghissimo prima di arrivare al dunque quindi se siete di quelli che vogliono tutto e subito potete anche abbandonare questa lettura che tanto non vi porterà da nessuna parte. Tutto parte dalla mia pigrizia innata. Anzi no, forse diventa troppo lunga così. Tutto parte dalla gentilezza sfacciata e inaspettata della signora della biblioteca di Porta Venezia. Ero entrata lì, senza aspettarmi nulla. Mi ero seduta davanti al pc catalogo e avevo digitato Pancetta, Paolo Nori. Avevo controllato la disponibilità del libro, e come al solito non era disponibile. Però non c'era scritto Volume in prestito, c'era scritto Volume temporaneamente escluso dal prestito. Dicitura strana, meglio che chiedo, ho pensato. Scusi cosa significa Volume etc etc? Significa.. no ma aspetti guardi che l'ho visto prima quel libro, è lì in bacheca. Aspetti che glielo prendo. No ma aspetti lei, credo di non poterlo prendere ne ho già tre di libri e forse anche in ritardo, ma non gliel'ho detto del ritardo. No no ma aspetti lei, guardi che ne può prendere fino a un massimo di dieci, mi dia la tessera. No ma aspetti un attimo, ok le do la tessera, però io ho dei ritardi nella restituzione degli altri tre che ho a casa, ma non gliel'ho detto. Aspetti un attimo che lo carico sulla tessera, ecco tenga è suo. No ma aspetti che lo metto nella borsa, il grazie è mio. E sono uscita contenta, anche perché a parte il primo libro che ha scritto Nori che si chiama Bassotuba non c'è, Pancetta era il solo che mi mancava di leggere. Così felice, me ne vado a casa, e lo appoggio nella pigna di libri che ho, libri di tre biblioteche diverse, ma tutti in una sola pigna. Poi succede che un giorno mi chiamano quelli della biblioteca di Venezia, li ignoro, poi mi mandano un sms, li ignoro, poi lasciano messaggio nella segreteria, e li ignoro, poi succede che mi manca tremendamente di entrare in biblioteca andare in giro per gli scaffali e trovare libri bellissimi di cui non conoscevo l'esistenza e leggerli mentre torno a casa, così non li ignoro più e prendo tutti i libri che ho e li restituisco. La signora gentile di Porta Venezia non è più così gentile e mi da della recidiva vedendo tutti i ritardi delle tre biblioteche, e mi dice che fino a febbraio 2007 non posso prendere niente. Ma io buona, io zitta incasso, ringrazio, poi m'incazzo e torno a casa, ma con un nuovo e geniale piano. Chiedere a mia sorella la sua tessera che tanto non la  usa mai, che tanto gliel'ho fatta fare io per i miei subdoli piani di lettura. Per chi volesse proprio ora abbandonare la lettura consiglio di non farlo, sto quasi arrivando al dunque di questo tema. Così ieri mi fingo mia sorella, cioè nessuno potrà mai sapere se io sono io e sono qualcun altro perché non c'è foto sulla tessera ne altri dati, ma solo il nome e il cognome scritto con un pennarello. Così in incognito e guardinga mi aggiro per gli scaffali dela biblioteca Calvairate, e prendo un libro di un russo, che s'intitola Boys don't cry, poi decido che forse è arrivato il momento di leggere la trilogia di New York così vado alla narrativa americana e cerco Paul Auster nel tragitto penso che mi affascinano molto le cose catalogate perché penso che siano come un castello di sabbia di cui il secchiello è il cervello, mai metafora più orrenda ho trovato, ho pensato. Poi trovo la A di Auster dopo svariati minuti, e mi piego, e non ho capito perchè la A deve stare in basso, se è la prima lettera, e scorro i titoli. Li ho letti tutti i suoi libri e come al solito me ne mancano due, come per Nori, e penso che sta per scadere il tempo di leggere e che si avvicina sempre più quello di scrivere. Di Auster oltre alla Trilogia di New York, mi manca un libro dal titolo che ho sempre ignorato, Mr Vertigo, e così tanto per farmi un'idea del mio ignorare lo prendo lo apro e dentro trovo un biglietto lo apro e sopra ci trovo scritto L'ombra del vento. Ok, ho mentito sul fatto che stavo arrivando al dunque del tema. Poi richiudo il biglietto richiudo il libro senza leggerne nemmeno una riga e penso è sempre così quando mi avvicino ai libri di Auster, accadano sempre fatti strani, e per chi non abbia mai letto i suoi libri deve sapere che Auster è fissato con le coincidenze ne parla sempre. Così rimetto via il libro e vado verso i cartoni animati, perchè il titolo L'ombra del vento mi ha fatto ricordare il film che ho visto ieri di Miyazaki che si chiama Nausicaa nella valle del vento e ho penato che vorrei vedere anche gli altri. Così mentre sono davanti al pc catalogo alla ricerca dei suoi film sento una signora chiede agli addetti della biblioteca un certo libro che non riesce proprio a trovare. Che titolo sarà mai? si chiederà l'unico lettore coraggioso che è arrivato fin qui a leggere. Il titolo è: L'ombra del vento. Ma è lo stesso titolo scritto sul biglietto! E' sempre così con Paul Auster, ma come fa? Mi capitano sempre cose strane ogni volta che mi avvicino ai suoi libri. Vi tralascio la altre cose strane. Così mollo la ricerca di Miyazaki e ritorno a Mr vertigo mi piego prendo Mr vertigo lo apro apro il biglietto rileggo L'ombra del vento, lo ripiego in due e me lo infilo nella tasca della giacca. Chissà perché l'ho fatto. Poi vado dagli addetti e mi faccio caricare sulla tessera i tre libri Trilogia Vertigo e Boys e me ne esco in strada, apro Trilogia di New York e leggo la prima pagina mentre cammino. E chissà cosa racconta questa prima pagina? si chiederà l'ombra del solo lettore che è riuscita a reggere questo tema sconclusionato. Racconta di un certo Quinn a cui piace molto camminare in giro per New York e perdersi. Esattamente Auster scrive: "Quasi ogni giorno, che facesse bello o brutto, caldo o freddo, lasciava l'appartamento e girava per la città - mai con un'autentica meta, andando semplicemente dove lo portavano le gambe." Ecco il dunque io non riesco a passeggiare in giro per Milano, non ce la faccio, mi angoscia, mi tremano le gambe mi manca l'aria, non me la godo, a parte quando esco dalla biblioteca con un libro in mano mentre leggo la prima pagina e riesco a dimenticarmi del mondo.
Grazie, ho finito, andate in pace.

Fin



scritto da: corridrice alle ore 22:36 | link | commenti (12)
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lunedì, 18 dicembre 2006

I LOVE TRALICCI & LA NUOVA PUNTATA di:

"Mi dice Vado a Praha con Franz Krostopovich a suonare il violino!
Ma non te l'avevo detto?"
Facciamo quattro passi indietro. Nebbia. Quattro mesi fa. Non me lo avevi detto, dico io. Ma sì ti ricordi quando ti ho abbracciato e guardato negli occhi e detto Vado a Praha, dice lui. E quello lo chiami dire, quello è essere stronzi, dico io. Riprenditi le tue cose, dico io. Addio, dico io. Facciamo cinque passi in avanti. Nebbia. Parliamo di cose serie, dice lui. Ok, dico io e ordiniamo il secondo chupito. Tu dove vorresti andare? dice lui. Il più lontano economicamente possibile, dico io. Quindi anche a Praha, dice lui. Pausa. Già, dico io. Il fatto è che io a Praha posso trovare sempre dove suonare ma tu? dice lui. Io posso sempre imparare, dico io. Nebbia. Due passi in avanti. Ho perso il plettro, dico io. Tieni Sarah, dice lui. E' da molto che ti eserciti, dice lui. E' da molto che non mi guardavi così, dico io. Dobbiamo suonare ora, dice lui, ci aspettano, dice ancora lui. Franz? dico io. Sì, dice lui. Niente, dico io.

scritto da: corridrice alle ore 23:37 | link | commenti (13)
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martedì, 12 dicembre 2006

Oggi per la rubrica:

"La metà del prezzo di copertina di Remainders non vale di più delle sottolineature trovate nello stesso libro preso in prestito dalla biblioteca"

Spezzando fiammiferi e scottandomi le dita, nel tentativo di fare un po' di luce salgo sulla scala fino al quarto piano. Mi corico senza spogliarmi, sento qualcuno respirare oltre la parete divisoria, socchiudo gli occhi e penso: perché sono qui?
Una volta, una mattina, sul mare, ho guardato l'orologio della stazione e ho pensato: <<Devo partire. Così mi aiuterà a scrivere>>. Spesso mi domandavo se avevo sofferto  abbastanza per diventare scrittore. Avevo bisogno di sentirmi solo tra migliaia di persone.
Ho cercato dappertutto la sofferenza. Mi è stata necessaria ancora di più della gioia. Ho vagato alle porte di Mosca e per tutti i suoi quartieri: nella Stromynka, a Chamovniki, a Lefortovo. La neve grigiazzurra si posava sui monti Vorob'evy, il vento forava l'aria negli spiazzi. E tutto era così ostile. Invece di volti umani c'erano dei colbacchi, invece di corpi, cappotti impermeabili. Tutto questo mi dava una grande tristezza mi aiutava a crescere, a maturare nuove idee.
Ogni giorno mi ripetevo: oggi potrei partire, ma non partirò, perché voglio finire quello che ho iniziato. Scrivo molto qui, in solitudine.
Sempre più brevi e tetre le giornate. Sempre più spesso la lampada resta accesa tutta la notte alla mia finestra. Nella stanza crepitano i tubi del riscaldamento. E con sempre maggior violenza mi stordiscono le mie creature. La solitudine non mi pesa. Ma, di tanto in tanto, ho bisogno di muovermi, di ripetere tra me e me il nome di Chatidze, di parlare
con qualcuno. Allora fumo molto, fisso gli occhi delle ragazze, sfoglio avidamente dei libri. Poi me ne vado in una vicina trattoria, in cui cantano canarini. Nel chiasso, nel tintinnio delle teiere, nel vapore nel caldo soffocante dimentico l'inquietudine, ascolto il tintinnio della pianola, lo stridio della porta e mi dico in un sussurro: <<No, evidentemente, sono un po' pazzo>>.
Scrivo, trasformandomi in pagine di libro, dandomi a tutti. Io credo che dai libri spiri l'eternità e mi annebbi la testa; socchiudo gli occhi, sento come il vento che viene dal giardino mi renda freddo il volto, e cosparga di neve i foglietti scritti così come una volta si cospargevano i fogli di sabbia fine, per asciugare l'inchiostro. E' un tormento scrivere.

Konstantin Paustovskij - I romantici

scritto da: corridrice alle ore 20:12 | link | commenti (18)
categorie: la metĂ  del prezzo di copertina
venerdì, 08 dicembre 2006

La nuova, inutile e fondamentale rubrica:

lui e lei

 Milano è piena di lui e di lei.
Lui aveva un cappellino molto finto firmato e per questo appena sedutami sull'autobus con mia sorella di fronte a lui e alla sua ragazza, mi è stato subito antipatico, anche a mia sorella appena siamo salite sull'autobus è stato subito antipatico ma un altro è il suo motivo, infatti fuori pioveva, non troppo, fatto sta che se l'ombrello è stato chiuso appena salite sull'autobus era perché era aperto, e se era aperto era perché fuori pioveva e se fuori pioveva, uno non può farci niente. Quindi se il ragazzo dal cappellino finto firmato, una volta che ci siamo sedute ha strofinato stizzito il biglietto timbrato sul suo jeans finto firmato perché lievemente bagnato, e con lievemente intendo due o forse azzardando tre gocce, e ha guardato disgustato la sua ragazza che aveva delle unghie perfette tanto che ho pensato che poteva benissimo lavorare per quei canali localregionali dove vendono gioielli come quelli veri, ma che veri non sono, forse finto firmati pure loro, uno non può farci niente. Il fatto che il ragazzo finto firmato avesse il biglietto in mano mi ha fatto subito pensare che non fosse di Milano. E il fatto che la ragazza si sia appoggiata una mano sullo stomaco mi ha fatto subito pensare che avesse mal di stomaco oltre che aveva delle unghie perfette. Sei un'ipocondriaca le ha detto il ragazzo finto firmato. Sempre più antipatico ho pensato. Poi c'è anche il fatto che sono spesso a casa ultimamente, e questo non perché non ho amici, ma c'è che io sono una scrittrice e dove stanno gli scrittori? A casa, a scrivere. Poi oggi, poco prima di salire sull'autobus ho letto da un libro un'epigrafe che faceva così Lo scrittore è una persona informata sui fatti. Mi sono sentita subito d'accordo.

scritto da: corridrice alle ore 23:56 | link | commenti (19)
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martedì, 05 dicembre 2006

Per la, un poco trascurata, rubrica: "Le mie personali teorie", oggi vorrei parlare di camion della spazzatura dell'Amsa che sono i camion che girano per Milano.

Oggi vorrei parlare di camion ma non di tutti i camion, solo di quelli dell'Amsa che sono poi quelli che puliscono le strade di Milano. Ecco a volte, anzi molto spesso nel girarmi nel letto alla ricerca di quell'attimo in cui il corpo s'arrende e dormo, insomma a volte proprio non riesco ad addormentarmi. Ed è proprio quelle volte lì che mi sono appena girata sul fianco destro che sento arrivare da molto lontano, come da un'altra dimensione, il camion della spazzatura, sono già le due, più o meno, checazzo mi dico. Poi mi stendo ben bene, la coperta fin sotto il mento, capelli dietro le orecchie e VRRUUM arriva quel parallelepipedo a quattro ruote, e io, stando al pianterreno, ho affinato un certo orecchio, devo dirlo, come certe chiacchiere che sento di passanti sotto le mie finestre, o anche quando arriva l'omino che porta le bottiglie d'acqua, insomma intuisco molte cose. Quando il vrrumm è diventato VRRRUMM sotto le mie finestre, tutto mi sembra rallentare, tutto mi pare vuoto, e le strade sono deserte, mi piace molto.  Prego camion portati via i miei pensieri e un'altra notte di sonno sarà mia. Tutto questo però a volte non succede, non mi addormento appena passa, e nemmeno finchè non si spegne anche il più lontanissimo vruumm del parallelepipedo che di certo non cessa di esistere. Forse, in qualche altro palazzo ci sarà qualcuno che si rigirerà nel letto, e pensererà che sono già le due e un quarto, e sono ancora sveglio checazzo.

scritto da: corridrice alle ore 13:16 | link | commenti (14)
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venerdì, 01 dicembre 2006

Lettere

Io la più grande e la più piccola intorno al tavolo. Loro scrivono la lettera per Babbonatale. Io NON DEVO GUARDARE! (NB: "Caro Babbo Natale" era già stampato sul foglio, tutto bianco delle stelline disegnate sui bordi.)


La più grande:

Caro BabboNatale,
Ciao mi chiamo A**** T**** e ti volevo dire che ho sempre creduto in te, e ci crederò per sempre fino a cento anni. Come regali di Natale vorrei Emiglio...etc etc


La più piccola:

Caro Babbo Natale,
Ciccio bello Bua - Mini Poni alto un metro etc.. etc..

PS: Caro Babbo Natale anch'io credo sempre in te, fino a 100 anni.


Io: - .....!!!

scritto da: corridrice alle ore 22:29 | link | commenti (16)
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C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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