Aspetta primavera, corridrice

lunedì, 26 marzo 2007

Da sola

Io e la più grande facciamo i compiti in cameretta mentre la più piccola corre in bagno. Vari minuti dopo mi chiama.

La più piccola: - Saaaaarah! Vieni!

Io: - Arrivoo.

Entro.

Io: - Mahhh?!!

La più piccola: - Visto?! Ora mi faccio da sola il bidet.

Io: - Brava! Ma la mamma te lo fa fare?

La più piccola: - Sì, sì.. Però entro giugno devo anche sapermi asciugare i capelli col phon.

Io: - Ah, e perchè?!!!

La più piccola: - Perché andremo a una gita e staremo via da sabato al sabato. Poi
quando andiamo a dormire ci sarà qualcuno che ci guarderà tutto il tempo.. Brrr!

Io: - Ah, sì. E' la guardia, è il suo lavoro.

La più piccola: - Eh, ma quando dorme quello? Di giorno?!

Io: - Eh, sì appena finisce di lavorare andrà a dormire.

La più piccola: - Ma starà in giro tutta la notte?

Io: - Eh certo..

La più piccola: - Ma quello è un pazzo!

Io: - .....!


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scritto da: corridrice alle ore 21:48 | link | commenti (9)
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mercoledì, 21 marzo 2007

Oggi, per la nuova rubrica:

  "La vita ci dà quello che ci metti dentro"
Vorrei scrivere un racconto su questa cosa che mi è successa.

Ero lì che pensavo Cavolo ultimamente sono sempre sui mezzi, dovrei cercare di farli diventare più casa mia, invece che sentirmi continuamente a disagio. Poi mi volto e vedo un ragazzo con le cuffie gli occhiali e un libro in mano. E mi fisso sul fatto che è giunto alle ultime pagine. Ehy! Però c'è da dire che anche io quando sono alle ultime pagine sono sempre disinvolta con il libro che ho in mano. Sento pure una certa ammirazione nell'aria, e penso a quello che gli altri si possono dire mentre mi osservano magari frasi tipo "Che brava, Arrivare fino alla fine, Leggere tutte quelle pagine, Questa ragazza ha una certa costanza" oppure pensano solo a leggere il titolo del libro per farsi un quadro accurato della mia persona che in quell'istante sta solo cercando di lasciare il Tutto fuori da sé, che è sempre pronto a ritornare appena alza di nuovo gli occhi dalle frasi stampate.
Così, senza deludere quello che ho appena premesso, leggo il titolo del libro del ragazzo con le cuffie e gli occhiali, che fa così "I libro dei morti." Eh, cacchio, io mica penso bene di sto qui, però. E pure alle ultime pagine è arrivato, che coraggio, che tipo, ma di cosa parlerà mai sto libro, dalla copertina nera e la scritta rossa. Mah, non lo so, però l'ammirazione non mi viene.
Poi ieri è venuto a casa il tecnico della televisione. Il bellissimo Mivar non si accende più, è dalla festa del papà, così dal nulla. Il tecnico è venuto ieri mattina. E io mi sono svegliata ancora più presto. Aspetto e aspetto, poi arriva. Prego venga, Sì è quello. Ah, grazie dice e non più una parola per almeno un quarto d'ora. Io faccio avanti e indietro per la casa quando passo in anticamera il mio cane mi scodinzola. Invece lui armeggia, apre, disfa, tenaglie cacciaviti, polvere, e io zitta. Poi mi volto e anche lui si volta. Un uomo anziano in pensione, coi capelli bianchi gli occhi azzurro-ghiaccio con strabismo incluso che Kaurismaki se lo scorda uno sguardo così penso, e mi dice:
- E' morto.
Nessuna ammirazione nemmeno per questo qui. Ora, il mio televisore Mivar, anno di fabbricazione '86, che in pratica ci sono cresciuta con lui, è morto, e non ne vale la pena aggiustarlo. Costerebbe troppo, dice lui. Lo saluto e se ne va.
Poi ieri sera, è meglio continuare così non ci penso più, mi è caduto il cellulare nel water. Ma ora và, ora và, cioè ha solo dei vuoti in cui si spegne e devo togliere la batteria poi rimetterla poi riaccenderlo, però che assurdo. E in più stava per essere inghiottito dalle fogne visto che lo sciacquone era ancora aperto. Arrivata a casa l'ho asciugato con phon che, per fortuna, ancora funziona il phon, ma lo sento che sta tirando gli ultimi pure lui.

scritto da: corridrice alle ore 00:34 | link | commenti (7)
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venerdì, 16 marzo 2007

Foglietti

Io, la più grande e la più piccola attorno al tavolo mentre disegnano il biglietto per la festa del papà.

Straaaap!!!

La più piccola: - OOOh, nooo...

La più piccola, butta il foglio per terra, appoggia la testa sul tavolo.

La più grande: - Ma cosa è successo?

Io: - Niente, niente.. ha strappato il foglio con la gomma.

La più piccola: - Ma che pall... ma ufffaaa!

La più grande: - Mantieni la calma interiore, è nel centro del tuo essere.

Io: - Ma tu ce l'hai la calma interiore?

La più grande: - Beh...sì, cioè l'ho letto su un foglietto.

Io: - .....!

(La più grande frequenta la terza elementare.)


scritto da: corridrice alle ore 21:39 | link | commenti (9)
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mercoledì, 14 marzo 2007

Oggi per la rubrica:

"La metà del prezzo di copertina di Remainders non vale di più delle sottolineature trovate nello stesso libro preso in prestito dalla biblioteca":


La famiglia Rudolf  fa del bene

<<Signor Rudolf...! Aspetti!>>. La vecchia portinaia si raddrizzò, lasciò cadere lo straccio nel
zoppicando, raggiunse le scale.  Il signor Rudolf si fermò e si tolse il berretto di lana. La neve che aveva sulle scarpe cominciò a sciogliersi. Poiché aveva una coscienza sociale e non sapeva mai bene che atteggiamento tenere nei confronti di chi faceva lavori umili, come pulire le scale di un palazzo, la pozzanghera che si stava formando ai suoi piedi lo metteva a disagio.
<<Buongiorno, signora Simmes>>. Il signor Rudolf tentò di sorridere.
<<Salve>>. La portinaia si asciugò le mani nel grembiule squadrando apertamente il professore di matematica, che era piccolo di statura e mingherlino. Non le piaceva. Quando aveva traslocato nel palazzo, per cominciare, aveva notato il tono di rimprovero con cui aveva criticato l'assenza di un contenitore condominiale per la raccolta differenziata del vetro, e tutte le mattine dalla sua casella della posta spuntava uno di quei giornali che suo marito definiva 'fumo negli occhi liberale'.
<<Cosa c'è signora Simmes?>>
La vecchia si lisciò il grembiule, incrociò le braccia e, in tono di trionfo, chiese: <<Lo sa, vero, che in questo palazzo è vietato avere dei subaffittuari?>>
Il signor Rudolf avvertì una fitta allo stomaco.
<<Certo, naturalmente...>> E con aria sorpresa aggiunse: <<Perché?>>
<<Perché sono mesi che un signore va avanti e indietro da casa sua>>.
<<Ah, vuol dire..>>
<<...voglio dire quel signore con il cappotto blu>>.
<<Ma mia cara signora Simmes...>> Il singor Rudolf finse di trattenere a stento una risata. <<...quello è mio zio. E' ospite da noi>>.
<<Ah, è suo zio. E perché suo zio non parla tedesco?>>
<<E' russo-tedesco>>.
La vecchia non sembrò molto soddisfatta della risposta, e il signor Rudolf si affrettò a spiegare: <<Sa, quei tedeschi deportati da Stalin in Siberia o, peggio ancora, rinchiusi in campi di concentramento. Ha perso i genitori quando aveva solo quindici anni e ha completamente dimenticato la lingua materna>>.
La portinaia aveva un'aria sempre più scettica. <<Ha dimenticato anche come si dice 'buongiorno'?>>
Il signor Rudolf sorrise afflitto. <<No, è la paura. Per quasi cinquant'anni ha rischiato di finire in galera se solo pronunciava una parola tedesca... Sa, non sono cose che si dimenticano dall'oggi al domani>>.

scritto da: corridrice alle ore 17:00 | link | commenti (6)
categorie: la metĂ  del prezzo di copertina
lunedì, 12 marzo 2007

Per la un poco trascurata rubrica de: "Le mie personali teorie" oggi vorrei parlare del sole.

Oggi ero lì, seduta su di un pezzo di legno, in mezzo al giardino. Mi alzo le maniche della felpa, mi metto una mano sulla fronte e mi alzo la frangia, chiudo gli occhi e prendo il sole. Poi apro così, distratta, gli occhi guardo sempre più distratta il sole, li richiudo subito e vedo così, distratta, nell'infinito interiore che si dispiega sotto le mie palpebre, due punti arancioni uniti da una linea.
Il sole visto due volte da me. Unito da una retta.
Così riapro gli occhi mi accendo una sigaretta e mi dico, Ma il fatto che c'insegnano che la via più breve tra due punti sia una retta è un'affermazione data dal fatto che la visione dell'uomo è continua, che non distoglie mai lo sguardo e che da un punto per arrivare a un altro punto ci sia una retta continua che non s'interrompe e che quindi questo assunto come prima cosa deriva dalla sua esperienza quella dell'uomo, come se derivasse da qualcosa continuo come il suo occhio.
Ecco, non so come, mi fa pensare.

Però questa cosa, mi vien da pensare, la retta come distanza più breve tra due punti, ecco se è l'esperienza, quella dell'uomo, del suo occhio, etc, allora magari le cose non stanno mica davvero così. Nella piccola teoria personale che voglio oggi esporre voglio dire che magari esiste un modo più oggettivo di spiegare le cose, che derivi meno dall'uomo e il suo rapportarsi con la realtà. Non so perché ma  sento che in tutta questa personale teoria, Einstein aveva ragione con il suo relativismo.
Così, un po' distratta, lo dico.

scritto da: corridrice alle ore 00:56 | link | commenti (30)
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mercoledì, 07 marzo 2007

La nuova, inutile e fondamentale rubrica:

lui e lei

Milano è pieno di lui. Milano è piena di lei.

Lui e lei alla Casa 139

Lei una maglia rossa, quasi sbiadita, quasi un rosa antico a volte, con le maniche lunghe ma tirate su e  una giacca di jeans legata alla vita, con una borsa a tracolla. I capelli corti, forse due codini. Lui un maglioncino nero, Che caldo si dice, si alza e lo toglie. E' alto, altissimo. Sotto, una maglia, anche lui maniche lunghe, si risiede, cioè si piega sulle gambe. Lei lo guarda abbassarsi affianco a lui, gli accarezza la testa. Lui la tira giù per i fianchi, allora anche lei si piega sulle gambe. Le ginocchia fanno troppo sforzo, e poi non si vede nulla si dice lei, e si rialza. Ora sono io che non vedo più nulla, ma lei invece, la sua visuale del gruppo sul palco sarà perfetta mi dico. Lui alto com'è rimane piegato sulle sue ginocchia, vede perfettamente. Lei non da cenno di preoccuparsi per quelli seduti dietro di lei. Cioè per me. Così mi alzo in piedi anche io e mi giro, dietro di me solo il fonico, mi dico Ok, allora sto in piedi. Lei qualche minuto dopo si volta, Ah ma si è liberato un posto di fianco a quella ragazza in piedi si dice, e si siede lì dove qualche attimo prima ero seduta io. Ah, brava, questa si che è avere una strategia nella vita. M'incazzo. Così mi sposto avanti, ovvero dove stava lei, senza minimamente preoccuparmi per quelli seduti dietro di me. Cioè per lei. Questa sì che è avere senso di rivalsa nella vita, mi dico. Allora lei si alza, mi appoggia una mano sulla spalla e mi dice Scusa, non vedo, ti puoi spostare? No. Non posso. Lui ancora piegato sulle ginocchia, ride. 

scritto da: corridrice alle ore 14:27 | link | commenti (8)
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lunedì, 05 marzo 2007

Chi è lui?

Io la più grande e la più piccola, per strada, ritornando verso casa, ci fermiamo alla solita edicola, attratte come sono dalle ultime novità. La più grande osserva i gadget della nota rivista per ragazze CIOE', la più piccola invece si sofferma su una pila di quotidiani messi ben in vista.


La più piccola: - Chi è lui?

Io: - E' un politico.

La più piccola: - Cosa vuol dire?

Io: - Che è uno che governa.

La più piccola: - Cioè?

Io: - Cioè è uno che prende le decisioni anche per noi...

L'edicolante: - No, no, lui è uno che non ci dice la verità!

La più piccola: - Ah, come fanno i bugiardi?

Io: - .....!


scritto da: corridrice alle ore 00:06 | link | commenti (6)
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giovedì, 01 marzo 2007

I LOVE TRALICCI & UNA NUOVA PUNTATA di:

"Vado a Praha con Franz Krostopovich che suona il violino!
Ma non ve l'avevo detto?"

Tu ce l'hai la tessera? dice lui. No non ce l'ho, dico io. Allora siamo in due, dice lui. Vuole un po' di torta? dice la signora. No grazie, dico io. Ma è alle pere, è buona dice lei. Allora ok. L'ha fatta la tessera? dice la signora mentre taglia la torta. Eh....no, dico io. Ma anche se si è familiari dei musicisti? Eh sì mi spiace bisogna fare la tessera. Ok, dico io, posso finire di fumare la sigaretta almeno? Sì d'accordo. Io vado dentro dice lui, ci vediamo dopo. Sì, io vengo dopo, dico io mentre mangio un pezzo di torta. E' meglio che entri subito se no, ti beccano e te la fanno fare. Cosa? dico io. La tessera, dice lui. Ah, va bene, va bene.



scritto da: corridrice alle ore 11:11 | link | commenti (16)
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C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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