Aspetta primavera, corridrice

mercoledì, 30 maggio 2007

Soggetto e predicato

Io, la più grande e la più piccola in terrazzo a giocare a palla.

La più piccola: - Sai che oggi una mia compagna di classe..

La più grande: - Chi? La Giulia? La Margherita?

La più piccola: - No, no, non è lei. Non posso dirti chi è..

Io: - Ah, ma non è che si chiama come te?!!

La più piccola: - Uffffaaa! Ma nooo! Dai però..come siete. Fatemi finire. In pratica c'era un esercizio che bisognava per ogni predicato scrivere tre soggetti.

La più grande: - Dai, dimmi prima chi è? Scusa, eh? O non ti parlo più...

La più piccola: - Ma noo. Sarah dille di stare zitta.. Ohh.

La più grande: - Eh, ma come sei rognosa però..

Io: - Dai, sù. Finisci di raccontare..

La più piccola: - Ecco questa mia amica affianco al verbo - CORRE - ha scritto:
  • Ghepardo
  • Leopardo
  • Kakà
Io: - .....!


scritto da: corridrice alle ore 21:31 | link | commenti (13)
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lunedì, 28 maggio 2007

I LOVE TRALICCI & UNA NUOVA PUNTATA di:

"Vado a Praha con Franz Krostopovich che suona il violino!"
Questi che suonano sono i Bauhaus? dico io. Ma no, ti pare che fanno da spalla agli Ulan Bator??! dice lui. Ah, mi pareva, mi pareva. Io esco un attimo a fumare voi state qui? dico io. No, no, dice lui. Io invece qui ci resto dice l'altro. Ci sono dei sacchetti di plastica riempiti di alcol rosa appessi al soffitto con del filo tipo nailon, dico io, ma sarà vero alcol? Tu non fumarci vicino, dice uno. Sai che ho preso il poster del concerto? dice sempre l'uno. Wow, dove l'hai preso? All'entrata, sarà un bel ricordo, dice ancora l'uno. Però i sacchetti..? dico io. I sacchetti? dice l'uno. Quelli lì appesi, faccio io. Ah per quelli.. la serata è ancora lunga. Il cantante degli Ulan Bator ha appena annunciato che ora faranno Una Canzone Di Amore, dice lui. Questo "Di Amore" è un colpo basso per le ragazzine, non resisteranno a lungo se quello continua col suo accento francese e gli occhi fissi blu. Rietriamo a bere? dice lui. Sì va bene, ho visto un bau che ci vorrei fare amicizia, dico io. Scusa ma ti posso fare una domanda? dice ancora quell'uno di prima. Sì, dice lui. Ma i tuoi occhiali sono Alain Mikli? Sì, sono Mikli! Complimenti, posso stringerti la mano? Si vede che hai del gusto, dice l'uno. E io che li credevo plastichina, dico io. No no anzi, sono in celluloide. Ma tu come sai tutte queste cose? dico io, Eh sono scienziato, dice lui. Ok, basta, non voglio sapere altro da te.

scritto da: corridrice alle ore 12:58 | link | commenti (10)
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mercoledì, 23 maggio 2007

Oggi per la subissata rubrica:

"La metà del prezzo di copertina di Remainders non vale di più delle sottolineature trovate nello stesso libro preso in prestito dalla biblioteca":

Lo scrittore

Mi sono ritirato per scrivere il capolavoro della mia vita.
Sono un grande scrittore. Ancora non lo sa nessuno, perché ancora non ho scritto nulla. Ma quando lo scriverò, il mio libro, il mio romanzo...
Per questo ho lasciato l'incarico di funzionario e... cos'altro? Nient'altro. Perché amici non ne ho mai avuti, e amiche ancora meno. Tuttavia mi sono ritirato dal mondo per scrivere un grande romanzo.
Il problema è che non so quale sarà l'argomento. Si è già scritto talmente tanto su tutto e qualunque cosa. Intuisco, sento di essere un grande scrittore, ma nessun argomento mi sembra abbastanza buono, vasto, interessante per il mio talento.
Quindi aspetto. E, chiaramente, nell'attesa soffro la solitudine, e anche la fame, ogni tanto, ma è proprio attraverso questa sofferenza che spero di accedere a uno stato d'animo che mi porti a scoprire un argomento degno del mio talento.
L'argomento purtroppo tarda a manifestarsi, e la mia solitudine diventa sempre più pesante e molesta, il silenzio mi avvolge, il vuoto s'insedia ovunque, eppure casa mia non è molto grande.
Ma queste tre cose orribili, solitudine, silenzio e vuoto mi bucano il tetto, esplodono fino alle stelle, si estendono all'infinito, e non so più se sia la pioggia o la nebbia, se siano il fohn o i monsoni.
E grido:
- Scriverò tutto, tutto quello che si può scrivere.
E una voce, ironica ma pur sempre una voce, mi risponde:
- D'accordo, ragazzo. Tutto, ma nient'altro, intesi?

scritto da: corridrice alle ore 15:30 | link | commenti (11)
categorie: la metĂ  del prezzo di copertina
martedì, 22 maggio 2007

Oggi, per la concitata rubrica:

  "La vita ci dà quello che ci metti dentro"

Vorrei scrivere un racconto su questa cosa che mi è successa.

Ero lì in biblioteca. Giravo e giravo tra i diecimila scaffali. Avevo subito notato un tipo nuovo dietro al bancone restituzione presto un capellone ben piantato, pareva uscito fresco, fresco da un in incontro di boxe e mi dice Ora il terminale è bloccato. Allora mi rituffo nel mare di scaffali con una nuova strategia, non guardare più i ripiani che si stagliano all'altezza dei miei occhi, non mi dicono più nulla. Così, tutta curva giro avanti e indietro, e una signora mi chiede Non si sente bene signorina? No, no grazie. Che domande. E niente, mi è venuto male alla schiena. Abbandono il progetto. Avvicinandomi al bancone faccio finta di leggere un libro a caso Il manuale del Consumatore, a un certo punto dice: "…tra la vasca e la doccia vi consiglio vivamente la doccia: si spreca molta meno acqua." Nel tanto il mio orecchio sonico sente ancora la frase Ora il terminale è bloccato. La signora di prima mi chiede se posso prendergli quel libro lassù che è troppo alto. E' all'altezza dei miei occhi. Che ho anche pensato che sarebbe un bel titolo - L'altezza dei miei occhi. L'orecchio sonico sente bip, che è lo stesso bip delle casse dei supermercati solo che ora lo usano anche coi libri. Un bip e via: il libro è tuo. E niente, mi dico che ho poco tempo. Ne prendo uno qualsiasi. Lo apro. La pagina dopo la copertina ha sopra attaccato un foglietto post-it ma della lega del filo d'oro. Chissà cosa voleva scriverci sopra. Poi vado all'ultima pagina. C'è una busta. Chiudo subito il libro, con gli occhi guardo a destra e a sinistra senza voltare la testa. La signora è sparita. Riapro il libro tiro fuori la lettera. La infilo veloce nella borsa. Consegno il libro all'uomo nuovo e sono subito sul tram.
E' una busta bianca con un francobollo enorme di una nave da crociera che parte dal porto a lato la scritta: DeutschLand. Il destinatario della lettera si chiama Stefano e chi l'ha spedita invece Dorothea, il 13.09.05.
All'interno c'è un foglietto piccolo e bianco (che apparentemente sembra slegato dalla busta):

"26 luglio 2005
Un giorno non ci basta eppure più terra stringiamo tra le dita più ne cade a terra."

Penso a questo punto, di avere ottenuto una parte in questa vicenda di Dorothea e Stefano. Penso che ora scriverò una lettera. Ma a chi dei due?
Penso che ancora non lo so.


scritto da: corridrice alle ore 11:31 | link | commenti (6)
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martedì, 15 maggio 2007

Oggi, per la trascurata rubrica, indietro coi tempi: "Le mie personali teorie", vorrei parlarvi dei piedi ovvero del cammino.

Sono stata a Ferrara. Alle 18 al Palazzo Bonacossi ci era stato detto che ci sarebbe stata la presentazione di un libro, uscito già da un po', ma è sempre bene presentarsi. Così senza indugi, arriviamo prima e ci accertiamo al bancone del Palazzo Bonacossi dall'avvenente signora ignara di tutto, che telefono alla mano e matita nell'altra segna sulla piantina di Ferrara delle croci. Ecco ragazzi qui di sicuro non ci sarà nulla alle 18, però sì, ora che mi viene in mente, c'è un signore che spesso organizza incontri con uno della libreria Sognalibro. Così noi, cartina alla mano e l'altra mano mano nella mano, andiamo alla libreria Sognalibro perdendoci tra le viette e le biciclette di Ferrara. Un signore dalla barba lunghissima bianca ci dice che lui non ne sa niente, e che col Palazzo Bonacossi ci ha litigato. Molto bene rispondiamo e ci spediscono alla Feltrinelli che è dietro in piazza nonricordopiùchenome. E tra biciclette e passanti ci troviamo di nuovo persi. Finalmente lì, chiediamo, ma nessuno ancora sa niente, Sentite un attimo, avete per caso controllato in biblioteca lì forse ne sanno qualcosa. Ah, potrebbe. Così con una nuova X sulla piantina ci destreggiamo tra biciclette e passanti. No no guardi è una traversa più in là la biblioteca, così torniamo indietro e alla traversa più in là ci dicono che la biblioteca è ancora una traversa più in là, e solo dopo quattro traverse più in là arriviamo in Via Scienza, entriamo e il punto informazioni viene a sapere tutta la nostra storia di giri e rigiri, Il Palazzo Bonacossi? Ma è dall'altra parte della città! Avete camminato tantissimo..poverini.. Così torniamo da dove eravamo partiti per dire che la teoria di oggi si basa sull'impressione che hanno le persone del cammino: impressione totalmente personale. Ferrara mi è parsa, oltre che bellissima, grande quanto la zona isola a Milano!


scritto da: corridrice alle ore 11:47 | link | commenti (8)
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domenica, 13 maggio 2007

La Storia del Pettirosso

Io, la più grande e la più piccola in bagno. Loro giocano nella vasca, io le ascolto.

La più grande: - Sarah ti racconto una storia, l'ho inventata io. Allora:

C'era un giorno un verme che voleva vedere il mondo dall'alto così esce dalla sua tana ma viene preso subito da un pettirosso. Ahahahha! Però mentre viene mangiato il verme dice: "Cavolo, che bello il mondo da quassù!"

La più piccola: - Ma scusa un attimo, il verme come fa a vedere il mondo, il pettirosso non ha mica le finestre?!

La più piccola: - Ma nooo, lo so! La testa non gliela mangiava!

Io: - .....!



"Cosa stai facendo?" E' una domanda tremenda.
Ma io ci risponderò qui per un po', su sto robo
che si chiama twitter che ancora non ho
capito perché uno dovrebbe continuamente
scrivere in 140 caratteri cosa sta facendo.
Poi invece, per leggere tutto quello
che il mondo sta facendo in diretta
si può andare qui, senza
avere ancora chiaro il
senso di tutto questo.

scritto da: corridrice alle ore 13:38 | link | commenti (14)
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giovedì, 10 maggio 2007

Per la nuovissima rubrica:
 Aspetta una risposta da
Corridrice!   

Ovvero: La posta del  non-cuore


Oggi mi scrive un'appassionta lettrice di questo blog, che si firma D. Vi riporto qui un breve pezzo riassunto, a cui risponderò prima o poi:


Cara Corridrice,
è da molto che seguo il tuo blog e solo oggi mi faccio avanti perché ho bisogno di chiederti un consiglio.
Si tratta del mio posto di lavoro. E' da più di un mese che ho iniziato a lavorare in un ufficio e ogni giorno torno a casa depressa e incazzata. Mi ritrovo a lavorare con persone a cui non importa un fico secco di quello che si sta facendo in più senza collaborare, ma non perché non vogliano, ma perché non capiscono ancora come vadano fatte le cose e mi fermo qui nel raccontare.
Ecco, io da parte mia all'inizio mi dicevo Va bè faccio io quello posso, però il lavoro è un lavoro di squadra e senza considerare l'aiuto di tutti, rischio di dover sobbarcarmi il lavoro degli altri, e le cose non così funzionano. Il punto su cui volevo chiederti maggiore attenzione dunque è questo: Come posso risovere l'incapacità innata dei colleghi, che dal pregiudizio ormai è diventata una certezza, senza mostrare troppo il mio giudizio negativo, cercando così di migliorare la situazione in modo che tutti lavorino al massimo? So che potrai darmi la risposta che cerco.
Ti ringrazio tanto. D.

scritto da: corridrice alle ore 14:41 | link | commenti (12)
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mercoledì, 09 maggio 2007

Adventure

Io, la più grande e la più piccola in ritorno dal primo giorno di scuola dopo svariati ponti festivi.


Io: - Allora avete qualche fantastica avventura da raccontarmi?

La più grande: - Io sì! E' successo che sono rimasta chiusa dentro il bagno della piscina.

Io: - Ah, e cosa hai fatto?!

La più grande: - Ho gridato "AIUTO! AIUTO!", ogni trenta secondi. Ma con calma. E alla fine una signora mi ha detto cosa dovevo fare e sono uscita. E tu invece?

Io: - Io sono stata ad un matrimonio, e quando gli sposi sono usciti dalla chiesa, gli abbiamo lanciato un kilo intero di riso, solo che la sposa aveva in braccio il figlio di un anno e mezzo ed è scoppiato a piangere. E tu invece non hai niente da raccontarmi?

La più piccola: - No, Sarah. Io non vivo mai fantastiche avventure come i grandi..

Io: - .....!

scritto da: corridrice alle ore 16:19 | link | commenti (3)
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martedì, 08 maggio 2007

La nuova, inutile e fondamentale rubrica:

lui e lei

Milano è pieno di lui. Milano è piena di lei.

Lui e lei dalla metropolitana fino alla strada che li porta al ristorante pausa pranzo.

Lui, una maglia bianca con scritte inglesi, ha i jeans stretti, dei braccialetti al polso, l'altro polso invece è teso, tiene in bilico una lattina piccola, di the alla pesca. Lei ha la coda a cavallo e un beretto color sabbia. I pantaloni corti fino alle ginocchia e una borsa contenitrice di orpelli di una sola unica enorme tasca. La fermata è quella di Porta Venezia. Lui si apposta per primo davanti all'uscita, davanti a lei. Lei con una mano si tiena a un palo,  con l'altra si tiene la borsa, e con un piede s'intrattiene con lacci della scarpa di lui, trattenendoli. Scendono.
Lui attacca a dire che a lui queste cose non si fanno, che qui in queste cose o c'è da andare da Dario o bisogna prenderli a pugni in faccia. Lei si tiene distante di tre passi e risponde che deve lasciare perdere, che c'ha un cervello che certe cose non lui non le capisce e non le capirà mai. Lui tiente ancora la lattina e la beve mentre sale gli scalini e inciampa coi lacci. Lei si stringe la coda. Lui e lei salgono, lui sempre tre passi in avanti, lei mette una mano nella borsa e ravanando sostiene che lui ha degli amici del cazzo. Lui si ferma al semaforo, lei ancora tre passi indietro rovista in cerca di qualcosa nella sola unica enorme tasca contenitrice. Lui attraversa e butta la lattina, lei corre sulle strisce lo raggiunge.
Lui gli la mano lei la prende e lui chide Cosa vuoi mangiare? lei gli lascia la mano si alliscia la coda, gira la testa dall'altra parte e risponde Non lo so, fai tu.

scritto da: corridrice alle ore 12:16 | link | commenti (4)
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giovedì, 03 maggio 2007

I LOVE TRALICCI & UNA NUOVA PUNTATA di:

"Vado a Praha con Franz Krostopovich che suona il violino!"
 Scusa passo sull'altra linea che ho davanti un emiliano che m'insulta, dice lui. Fai pure, dico, anzi no, ti lascio che devo andare a una presentazione di corti. Non andare lì, sarà pieno di brutta gente inopportuna, dice lui. Quella gente è dappertutto, dico io. Però tu, dimmi la verità, scrivi ancora racconti per bambini? dice lui. A cosa ti stai riferendo esattamente? Non lo so, ma siamo arrivati, tu vai, io cerco parcheggio, dice lui. Oh cara, dice uno all'ingresso del cinema. Salve, come sta? dico. Male, grazie. Eh, diluvia dico io. Sai lei è una che scrive? dice a un altro lì vicino. Perché non mi mandi qualcosa da leggere, dice l'uno. Lo farei, ma purtruppo no. Ma lei non ti ricorda quella ragazza..come si chiama? dice l'altro. Ah, sì, una mia ex logger, bella simpatica, con questa aggressività malcelata.. però no, ora non ricordo il nome.
Il telefono suona. Scusa ho cambiato ancora linea, ho un gruppo di canadesi a Salerno in direzione Lecco che non sanno ancora che il concerto di oggi non ci sarà, dice lui. Tu come stai tu? Malcelata, dico io.

scritto da: corridrice alle ore 17:11 | link | commenti (21)
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C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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