
I LOVE TRALICCI & UNA NUOVA PUNTATA di:
Questi che suonano sono i Bauhaus? dico io. Ma no, ti pare che fanno da spalla agli Ulan Bator??! dice lui. Ah, mi pareva, mi pareva. Io esco un attimo a fumare voi state qui? dico io. No, no, dice lui. Io invece qui ci resto dice l'altro. Ci sono dei sacchetti di plastica riempiti di alcol rosa appessi al soffitto con del filo tipo nailon, dico io, ma sarà vero alcol? Tu non fumarci vicino, dice uno. Sai che ho preso il poster del concerto? dice sempre l'uno. Wow, dove l'hai preso? All'entrata, sarà un bel ricordo, dice ancora l'uno. Però i sacchetti..? dico io. I sacchetti? dice l'uno. Quelli lì appesi, faccio io. Ah per quelli.. la serata è ancora lunga. Il cantante degli Ulan Bator ha appena annunciato che ora faranno Una Canzone Di Amore, dice lui. Questo "Di Amore" è un colpo basso per le ragazzine, non resisteranno a lungo se quello continua col suo accento francese e gli occhi fissi blu. Rietriamo a bere? dice lui. Sì va bene, ho visto un bau che ci vorrei fare amicizia, dico io. Scusa ma ti posso fare una domanda? dice ancora quell'uno di prima. Sì, dice lui. Ma i tuoi occhiali sono Alain Mikli? Sì, sono Mikli! Complimenti, posso stringerti la mano? Si vede che hai del gusto, dice l'uno. E io che li credevo plastichina, dico io. No no anzi, sono in celluloide. Ma tu come sai tutte queste cose? dico io, Eh sono scienziato, dice lui. Ok, basta, non voglio sapere altro da te.Oggi per la subissata rubrica:
"La metà del prezzo di copertina di Remainders non vale di più delle sottolineature trovate nello stesso libro preso in prestito dalla biblioteca":
Vorrei scrivere un racconto su questa cosa che mi è successa.Ero lì in biblioteca. Giravo e giravo tra i diecimila scaffali. Avevo subito notato un tipo nuovo dietro al bancone restituzione presto un capellone ben piantato, pareva uscito fresco, fresco da un in incontro di boxe e mi dice Ora il terminale è bloccato. Allora mi rituffo nel mare di scaffali con una nuova strategia, non guardare più i ripiani che si stagliano all'altezza dei miei occhi, non mi dicono più nulla. Così, tutta curva giro avanti e indietro, e una signora mi chiede Non si sente bene signorina? No, no grazie. Che domande. E niente, mi è venuto male alla schiena. Abbandono il progetto. Avvicinandomi al bancone faccio finta di leggere un libro a caso Il manuale del Consumatore, a un certo punto dice: "…tra la vasca e la doccia vi consiglio vivamente la doccia: si spreca molta meno acqua." Nel tanto il mio orecchio sonico sente ancora la frase Ora il terminale è bloccato. La signora di prima mi chiede se posso prendergli quel libro lassù che è troppo alto. E' all'altezza dei miei occhi. Che ho anche pensato che sarebbe un bel titolo - L'altezza dei miei occhi. L'orecchio sonico sente bip, che è lo stesso bip delle casse dei supermercati solo che ora lo usano anche coi libri. Un bip e via: il libro è tuo. E niente, mi dico che ho poco tempo. Ne prendo uno qualsiasi. Lo apro. La pagina dopo la copertina ha sopra attaccato un foglietto post-it ma della lega del filo d'oro. Chissà cosa voleva scriverci sopra. Poi vado all'ultima pagina. C'è una busta. Chiudo subito il libro, con gli occhi guardo a destra e a sinistra senza voltare la testa. La signora è sparita. Riapro il libro tiro fuori la lettera. La infilo veloce nella borsa. Consegno il libro all'uomo nuovo e sono subito sul tram.
E' una busta bianca con un francobollo enorme di una nave da crociera che parte dal porto a lato la scritta: DeutschLand. Il destinatario della lettera si chiama Stefano e chi l'ha spedita invece Dorothea, il 13.09.05.
All'interno c'è un foglietto piccolo e bianco (che apparentemente sembra slegato dalla busta):
"26 luglio 2005
Un giorno non ci basta eppure più terra stringiamo tra le dita più ne cade a terra."
Penso a questo punto, di avere ottenuto una parte in questa vicenda di Dorothea e Stefano. Penso che ora scriverò una lettera. Ma a chi dei due?
Penso che ancora non lo so.
Oggi, per la trascurata rubrica, indietro coi tempi: "Le mie personali teorie", vorrei parlarvi dei piedi ovvero del cammino. 
Sono stata a Ferrara. Alle 18 al Palazzo Bonacossi ci era stato detto che ci sarebbe stata la presentazione di un libro, uscito già da un po', ma è sempre bene presentarsi. Così senza indugi, arriviamo prima e ci accertiamo al bancone del Palazzo Bonacossi dall'avvenente signora ignara di tutto, che telefono alla mano e matita nell'altra segna sulla piantina di Ferrara delle croci. Ecco ragazzi qui di sicuro non ci sarà nulla alle 18, però sì, ora che mi viene in mente, c'è un signore che spesso organizza incontri con uno della libreria Sognalibro. Così noi, cartina alla mano e l'altra mano mano nella mano, andiamo alla libreria Sognalibro perdendoci tra le viette e le biciclette di Ferrara. Un signore dalla barba lunghissima bianca ci dice che lui non ne sa niente, e che col Palazzo Bonacossi ci ha litigato. Molto bene rispondiamo e ci spediscono alla Feltrinelli che è dietro in piazza nonricordopiùchenome. E tra biciclette e passanti ci troviamo di nuovo persi. Finalmente lì, chiediamo, ma nessuno ancora sa niente, Sentite un attimo, avete per caso controllato in biblioteca lì forse ne sanno qualcosa. Ah, potrebbe. Così con una nuova X sulla piantina ci destreggiamo tra biciclette e passanti. No no guardi è una traversa più in là la biblioteca, così torniamo indietro e alla traversa più in là ci dicono che la biblioteca è ancora una traversa più in là, e solo dopo quattro traverse più in là arriviamo in Via Scienza, entriamo e il punto informazioni viene a sapere tutta la nostra storia di giri e rigiri, Il Palazzo Bonacossi? Ma è dall'altra parte della città! Avete camminato tantissimo..poverini.. Così torniamo da dove eravamo partiti per dire che la teoria di oggi si basa sull'impressione che hanno le persone del cammino: impressione totalmente personale. Ferrara mi è parsa, oltre che bellissima, grande quanto la zona isola a Milano!


La nuova, inutile e fondamentale rubrica:
lui e lei
Milano è pieno di lui. Milano è piena di lei.

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Scusa passo sull'altra linea che ho davanti un emiliano che m'insulta, dice lui. Fai pure, dico, anzi no, ti lascio che devo andare a una presentazione di corti. Non andare lì, sarà pieno di brutta gente inopportuna, dice lui. Quella gente è dappertutto, dico io. Però tu, dimmi la verità, scrivi ancora racconti per bambini? dice lui. A cosa ti stai riferendo esattamente? Non lo so, ma siamo arrivati, tu vai, io cerco parcheggio, dice lui. Oh cara, dice uno all'ingresso del cinema. Salve, come sta? dico. Male, grazie. Eh, diluvia dico io. Sai lei è una che scrive? dice a un altro lì vicino. Perché non mi mandi qualcosa da leggere, dice l'uno. Lo farei, ma purtruppo no. Ma lei non ti ricorda quella ragazza..come si chiama? dice l'altro. Ah, sì, una mia ex logger, bella simpatica, con questa aggressività malcelata.. però no, ora non ricordo il nome. C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.