Aspetta primavera, corridrice

venerdì, 29 giugno 2007



Ritratto di una baby-sitter, Milano 2007


scritto da: corridrice alle ore 11:56 | link | commenti (14)
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martedì, 26 giugno 2007

La nuova, inutile e fondamentale rubrica:

lui e lei

Milano è pieno di lui. Milano è piena di lei.


Lui e lei sul tram numero 29 la domenica

Lui le tiene un braccio intorno alla vita. Lei si tiene un braccio intorno alla borsetta. Lui, in piedi, si attacca al palo mentre frena il tram, lei guarda fuori le macchine. Lui le bisbiglia qualcosa all'orecchio e lei sorride. Scusate sapete se il tram gira per la stazione o prosegue dritto? Lei mi guarda e non parla incrocia i piedi, lui gira la testa nella direzione del conducente e poi dice Non lo so ma credo di sì. No perché so che o il 9 o 29 gira ma non ricordo quale... No, no credo sia questo che gira.. dice lui. Ah, grazie.
Mi ha dato l'informazione sbagliata lo so. Io avevo già praticamente la certezza che il tram non girasse ma ho chiesto per poter guardare anch'io le macchine in strada senza dover alzare gli occhi sulle vie. Lui riprende a bisbigliarle cose all'orecchio mentre lei dice Dobbiamo scendere qui. E scendono in Piazza 24 Maggio. Tutti i giovani che prendono il 29 scendono in Piazza 24 Maggio. Quando sono scesi ho proprio creduto che i giovani si siano fermati tutti a quella piazza che da sui navigli e che il resto della città non conta. Lei scende per prima lui subito dopo. Lui si fa più avanti per attraversare tra le macchine che sfrecciano. Lei rimane un passo indietro, lui allunga il braccio e guardando sempre in direzione delle macchine che sfrecciano, le prende la mano, io sulla schiena della sua maglietta leggo: "WHERE ARE YOU NOW?".


scritto da: corridrice alle ore 16:08 | link | commenti (13)
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giovedì, 21 giugno 2007

La Conta

Io, la più grande e la più piccola in terrazzo a cercare quadrifogli.


La più grande: - Sarah, ma tu sai giocare a nascondino?

Io: - Be', ovvio!

La più piccola: - Sì, però a nascondino moderno sai giocare?

Io: - Ah.. no.. dai vediamo com'è.

La più piccola: - Allora quello che fa la conta la può fare:
  • Piano è:   uno........due..........tre.........
  • Forte:   unoduetrequattrocinqueseisette
  • Flash:   dieci venti trenta quaranta
  • Ambulanza:   uno uno due due tre tre quattro quattro
  • Mummia:   uuuuno.. duuuue treeeeee
  • Fantasma:   uno bu! due bu! tre bu!
  • Stellina:   cinque dieci quindici venti
  • Bomba:   cento!
  • Lavatrice:   uno uno uno uno uno due due due due tre tre tre tre
  • Song:   "se provi..." uno "a volare...." due "lalalala...(questo è il ritornello)" tre
La più grande: - Mummia, modestamente, l'ho inventato io.

Io: - .....!

scritto da: corridrice alle ore 13:18 | link | commenti (17)
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mercoledì, 20 giugno 2007

Oggi per la subissata rubrica:

"La metà del prezzo di copertina di Remainders non vale di più delle sottolineature trovate nello stesso libro preso in prestito dalla biblioteca":

<<Ma chi?>>.
<<Lui è più forte di noi. E’ un uomo coi muscoli nel cervello, solleva ragionamenti pesantissimi, schiaccia idee con una sola mano, rompe ogni tipo di propositi. Ha una grandissima forza di volontà, ma è talmente grande e potente che il più delle volte con quella stessa forza di volontà riesce a uccidere la volontà stessa>>, dice quella con le gambe a spina di pesce, giovane ma coi capelli a tarantola.
<<Un demone!>>.

<<Non direi. Ma un osso duro sì, un uomo che sa il fatto suo, e che non gliene può fregar di meno di fatti degli altri. Questo è un esempio>>.
<<Nicos! Guarda che se non mi apri, io ti uccido. Ti uccido Burro>>.
<<E io piango>>.
<<Non piangere, Nicos>>.
<<Piange il vostro osso duro>>.
<<Ha una tale forza emotiva, ha i muscoli della commozione sviluppatissimi: tutti i giorni per ore e ore si allena a lacrime>>, spiega quella con le gambe in vacanza e le mani con serte.
<<Piange?>>
<<Non proprio. Si sforza di fare uscire le lacrime: dosa e usa il canale lacrimale, che ormai è diventato un fiume. E’ mai stato nella sua palestra?>>, chiede quella coi capelli neri e con la borsa sotto il braccio.
<<No, sono qua di passaggio  se non fosse per l’ascensore non sarei nemmeno più qui>>.
Uno sparo e un guaito aprono l’aria e cavalcano l’eco.
<<Che hai fatto, mamma tre?>>.
<<Quello che ti avevo detto, Nicos>>.
<<Cioè… hai ucciso il cane? Be’, non fa niente>>.
<<Come, non reagisce?>>.
<<Sono in azione i muscoli del perdono, è alleatissimo. Passa pomeriggi interi a sviluppare anche quelli dell’autocontrollo>>.
<<E quali sarebbero i muscoli dell’auto controllo?>>.
<<Stanno sempre nel cervello. Noi frequentiamo la sua palestra e lo vediamo spesso simulare dispiaceri, schiacciarsi le dita tra le porte, offendersi, farsi picchiare, autorganizzando una litigata senza motivo, per poter sviluppare così perdono e autocontrollo>>, dice quella triste, vecchia, senza capelli e con le gambe in spalla.
<<Ma non sarà scemo?>>.
Nicos lo abbraccia e lo ringrazia.
<<Vede: adesso usa il muscolo dell’indifferenza, sfruttando addirittura un’antipermalosità, frutto del sollevamento pesi dell’educazione. E’ la forza dell’educazione: passa ore e ore a rassodare l’idea del rispetto>>.
<<Nicos, hai sentito questo rumore metallico? Era il tuo orologio da taschino che andava in mille pezzi>>.
<<Mamma tre!!! Cacchio! Il cipolline no! Sei pazza, quello no! Era un regalo che mi ero fatto io>>.
<<E adesso?>>, chiede Alvise impaurito e basito. <<Adesso cosa succederà?>>.
<<Be’, lui ama molto soltanto una persona, solo una, e per quella persona farebbe anche una pazzia: se stesso. E quell’orologio se l’era regalato proprio lui>>, dice una di quelle a caso.
<<Ma il cane? Non era suo anche quello?>>.
<<Sì, ma gli era stato regalato dal padre, che lui non ama>>, risponde un’altra nel mucchio.


scritto da: corridrice alle ore 12:32 | link | commenti (1)
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martedì, 12 giugno 2007

"La vita ci dà quello che ci metti dentro"
Grace Paley

Vorrei scrivere un racconto su questa cosa che mi è successa.

C'è una ragazza. Ha i capelli lunghi e la mia stessa età, credo. Ha sempre una borsa grande, con un sacco di stringhe di cuoio che dondolano tutte quando cammina. Non mi fa impazzire quella borsa, mi fa pensare che frequentiamo posti diversi. Però abita nella scala affianco alla mia. Ma non ho capito bene a che piano, la vedo da non più di un anno entrare uscire, entrare uscire. Sempre con la borsa e i capelli dondolanti. L'altra sera stavo tornando a casa dopo essere stata al parchetto dei cani. Lei usciva poi si volta e mi dice Scusa hai per caso 5 euro da cambiare per la macchinetta delle sigarette? Io ho pensato, Olè! adesso le chiedo se vuole fare amicizia. Poi guardo il borsellino Eh no, ho solo dieci euro interi, capperi. Mi dispiace. Neanche della moneta? Eh no. Ah, ok ciao. Ed è uscita. Per adesso c'è un discorso che potrebbe continuare sulla scia di come le è andata a fine la storia dei 5 euro, ho pensato. Ma passarono un sacco di giorni. Poi ieri mattina ero al supermercato e l'ho vista con la borsa dondolante e un carrellino. Hanno cambiato tutto... mi dice. Il supermercato era appena stato ristrutturato e fa abbastanza aria cupa perché tutto il soffitto è grigio scuro, e tutti coi carelli mi parevano degli zombi. Ho risposto con Già. E' orribile.. e ho sorriso. Lei ha abbassato lo sguardo. Volevo di nuovo chiederle qualcosa. Poi niente, è andata via. Ieri sera tardi stavo tornando a casa e nella direzione opposta l'ho vista arrivare. Eravamo alla stessa distanza dal portone. Ho tirato subito fuori le chiavi, e anche lei l'ho vista frugare nella borsa. Ma per un un secondo ho infilato per prima io la chiave nella toppa. Ho aperto, l'ho fatta passare, io non ho detto niente, e lei nemmeno Grazie. Veloce ha dondolato verso la sua scala. Mentre mi era davanti ho notato che fa tanto la carina ma da dietro si notava benissimo che ha dei polpacci grossi. Non so ma mi ha dato fastidio, ed è così che ho deciso di abbandonare il progetto amicizia.

scritto da: corridrice alle ore 12:25 | link | commenti (23)
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mercoledì, 06 giugno 2007

Oggi per la rubrica de: "Le Mie Personali Teorie" vorrei parlarvi di cantanti. Ma non posso pensare ai cantanti senza pensare ai loro genitori, ma sopratutto non posso pensare ai genitori dei cantanti senza pensare a De Gregori.

E' stata la prima cassetta che ho sentito quella di De Gregori, e da quando ero piccola mi sono sempre chiesta Ma chissà la madre di De Gregori cosa penserà di suo figlio, che ha scritto delle canzoni così belle e lei invece all'inizio magari pensava Ma guarda te che figlio perdigiorno.. ma proprio a me doveva capitare? e chissà lui come se la prendeva, all'inizio, chiuso in camera, a guardare l'orizzonte dalla finestra. E quando è diventato il De Greogri che noi conosciamo, chissà la madre se trova bellissime le canzoni che fa, chissà se ancora lo crede uno con la testa non sulle spalle ma chissà dove, chissà chissà, e che sarà? Ecco che la mia teoria di oggi vorrebbe chiarire che a volte più si è vicino a qualcosa e più è difficile vederne bene. Questa è veramente una cavolata. E' meglio dire forse che i genitori non possono essere spassionati coi figli. Però oggi c'è una
sorpresa perché in questo giorno, in questa teoria, non posso parlare solo di teoria senza darmi da pensare anche alla contro teoria, che prende spunto da cose che ho visto accadere. Infatti poco tempo fa ero a un concerto, ma prima del vero concerto c'era un concertino spalla. C'era molto spazio vuoto ancora. E io stavo seduta nell'ultimo tavolino, infondo infondo. E così arrivati al pezzo forte, la quasi hit, la quasi manifesto di questo gruppo, noto che al primo tavolino, c'è un uomo con una donna seduta accanto a lui. Aveva i pantaloni con le tasche ai lati e la maglietta sotto la cintura e alla cintura un cellulare dentro la custodia, ai piedi le scarpe da tennis, costrette a stare sotto il tavolino ma si vedeva benissimo che avrebbero ballato fin dal primo pezzo. Poi in viso gli occhiali i capelli grigi cortissimi, e sulla bocca tutte le parole, nelle mani tutti gli accordi e negli occhi tutto l'amore. Poi durante il pezzo quasi hit, l'uomo e la donna si sono baciati come fanno i quindicenni. E poi l'uomo piede ballerino accordi nelle mani bocca di canzoni occhi fissi sul cantante, mi si è appannato davanti agli occhi e non ho visto più.

"l'uomo che salta e vince sui vetri
e spezza bottiglie ride e sorride
perchè... ferirsi non è possibile
morire meno che mai e poi mai
e insieme visitate la notte
che dicono è due anime e un letto
e un tetto di capanna utile
e dolce come ombrello teso
tra la terra e il cielo
lui ti offre la sua ultima carta
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire
quando dice è quattro giorni che ti amo
ti prego non andare via
non lasciarmi ferito
e non hai capito ancora come mai
gli hai lasciato in un minuto
tutto quel che hai
però stai bene dove stai
"
 

scritto da: corridrice alle ore 00:27 | link | commenti (14)
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C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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