- prima notizia
Un ragazzo senegalese ha inseguito una giovane ragazza milanese per il tratto pedonale di via Dante. A un certo punto succede che il ragazzo si dirige veloce verso la ragazza, l'afferra d'improvviso l'abbraccia forte, la stringe e grida: "Tu sei mia!". La ragazza poi, ha chiamato la polizia e ha segnalato il ragazzo senegalese che si scopre essere appena uscito dal carcere per molestie sessuali.
- seconda notizia
Un operaio, 56 anni, trovatosi a Milano nella sua pausa pranzo, ha rubato una moto, e subito, con essa, si è diretto verso Bergamo, così come si trovava in maglietta e pantaloncini. In autostrada è caduto, un incidente. Niente di grave, ma il peggio è arrivato dopo quando hanno scoperto della moto rubata. Al giudice l'operaio ha spiegato che quando si trova davanti a delle moto di grossa cilindrata, per l'esattezza le Mv, lui non resiste, le deve avere. E questa è la terza volta.
- terza notizia
Nei pressi di Corvetto, degli operai, che stavano effettuando dei lavori di ristrutturazione di uno stabile hanno accidentalmente tranciato un tubo del gas. L'allarme è scattato subito. Le strade nell'intera zona sono state bloccate e gli operai della Aem insieme ai vigili del fuoco hanno risolto la fuoriuscita verso le 11, mentre gli operai si sono adoperati a fare evacuare dal palazzo adiacente i condomini, gente anziana e bambini.
Vorrei scrivere un racconto su questa cosa che non è mai successa.
Stamattina in zona Corvetto mentre degli operai lavoravano su un ponteggio hanno tranciato un tubo del gas. L’allarme è scattato subito e nell’attesa del nuovo ordine, hanno gentilmente aiutato a far sgomberare gli inquilini del palazzo adiacente. Nella confusione un operaio, di Bergamo, 56 anni, nota parcheggiata nel cortile una moto, una Mv. Dopo aver accompagnato l’ultima persona fuori dalle scale, in due minuti è sopra la moto che sfreccia a tutta velocità in direzione Bergamo.
Nel frattempo il palazzo è vuoto, gli addetti dell’Aem si mettono al lavoro per riparare il guasto mentre i vigili del fuoco tranquillizzano gli abitanti: il guasto sarà presto sistemato entro le undici, e prima di quell’ora è meglio stare fuori casa.
Tra la folla, una ragazza con tre dita della mano destra ancora senza smalto fucsia. Nell’attesa non vuole starsene lì con le mani in mano anche perché la vista delle unghie la fa incazzare parecchio. Così decide di farsi un giro in centro, chiama un’amica e si mettono d’accordo: per le undici in duomo.
La ragazza prende la metro.
Nel frattempo il signor operaio 56 anni di Bergamo, è felice. Corre a tutta velocità in autostrada. Vai, vivi il sogno. Che s’interrompe abbastanza presto. Precisamente in direzione Bergamo alle ore 10 e trenta del mattino. L’operaio cade, una curva maledetta gli ha fatto perdere il controllo e il peso, a cui non era abituato, lo ha fatto scivolare. Niente di grave, se si pensa che era solo in maglietta e pantaloncini. E’ solo una grossa sbucciatura, si è detto.
Arriva l’ambulanza. Arriva la medicazione. Arriva la polizia. Arriva il fermo. Sospetto moto rubata. L’uomo deve fare marcia indietro insieme alla polizia, direzione: Milano.
Nel tanto, la ragazza ha appena finito di prendere la metro è in piazza Cairoli. Decide così di farsi una bella passeggiata e guardare le vetrine, dimenticandosi le unghie non ancora smaltate. Ferma davanti a un negozio di cose beauty, tipo saponi afrodisiaci, creme e profumi, nel vetro vedere riflesso dietro di sé una sagoma scura. La ragazza si volta di scatto e vede un ragazzo di colore, che subito si piega e si allaccia le scarpe che però non hanno lacci.
La ragazza indispettita entra nel negozio e chiede di uno smalto fucsia. Non sa bene la gradazione allora mostra la mano alla commessa che sparisce dietro al bancone. Il ragazzo sagoma scura, entra nel negozio prende un sapone, lo annusa. La ragazzo fa finta di non vederlo, ma lo ha visto benissimo. La commessa ritorna da dietro il bancone guarda a destra, poi a sinistra ma la ragazza è scomparsa. A passo svelto s’incammina tra la folla tenendosi stretta la borsetta. Il semaforo è rosso per lei. Verde per gli altri. Decide anche lei di unirsi agli altri e tra i clacson che le arrivano con prepotenza alle orecchie raggiunge sana e salva l’altro marciapiede. Il ragazzo sagoma scura è sparito. La ragazza si tranquillizza è arrivata al punto d’incontro. Si ferma. Testa bassa cerca nella borsa il cellulare. Poi una spinta. Il ragazzo sagoma scura che stava dall’altra parte della strada, con uno slancio da corsa olimpionica l’afferra da dietro le spalle. La ragazza con una mano nella borsa non riesce a liberarsi. Il ragazzo sagoma scura l’abbraccia forte, senza farle male, e grida a tutto il mondo: “TU SEI MIAA!”
La ragazza nel cercare di togliere la mano dalla borsa fa cadere il cellulare a terra. Il ragazzo sagoma scura la molla, la ragazza prende di corsa il telefono e chiama i soccorsi. Ma non fa in tempo a chiamarli che una pattuglia della polizia casualmente sta passando di lì. Hanno visto tutti la scena. Il ragazzo sagoma scura viene così portato via dalla polizia per accertamenti.
E’ quasi l’ora di pranzo. Siamo in un ufficio. Per la precisione nella sala d’aspetto di un ufficio. L’ufficio accertamenti. Ci sono tre sedie. Una è vuota. Sulle altre due, due uomini. Uno, 56 anni, di Bergamo, l’altro 28, del Senegal. Arriva un ufficiale. Arriva anche un giudice. Arrivano le spiegazioni. Spiegazione uno:
L’operaio 56 anni di Bergamo ha spiegato che quando vede una moto di grossa cilindrata soprattutto una Mv non riesce a resistere. La deve avere. Poco dopo si scopre che è già il terzo furto di Mv che l’operaio ha commesso quest’anno.
Spiegazione due:
Il ragazzo, 28 anni del Senegal ha spiegato che quando vede una bella ragazza, soprattutto con delle belle mani non riesce a resistere. La deve avere. Poco dopo si scopre che è appena uscito dal carcere per molestie sessuali.
La rubrica delle Ragazze a confronto!
Da quando è nato questo blog, tra i link è sempre stato presente questo: www.riesciacapire.splinder.com Il mio blog e quello di Adbeel sono gemelli in quanto nati pressocché in contemporanea, tra il 21 e il 22 settembre del 2005.
E' quindi giunto il momento che avvenga qualcosa di gemellare.

Io e le urgenze di Milano.
Il tema di oggi verte sulle urgenze, di quelle recenti di urgenze, perché fino a poco tempo fa, erano ben più gravi. Ma inaspettatamente oggi mi sono alzata con la voglia di fare un elenco.
Lo faccio ora.
1) entrare alla scuola civica di cinema, dirigermi subito verso la macchinetta del caffè, cercare con fallimento la tessera, rifarla sempre lì sul momento, perdere tempo a cercare le monetine. ma per chi non mi conosce questo appare del tutto normale ma col tempo ho scoperto che lo faccio per incontrare gli amici della civica. trovo enorme imbarazzo nel salutare chi conosco incrociandoci sulle scale o nei corridoi. ma soprattutto nell'andar via. ogni volta vorrei sparire senza lasciare traccia, ma poi mi assale l'ansia di quelli che si chiederanno Ma Sarah? E' andata via senza salutare?! Che gente.. Allora sto lì mentre con la testa bassa frugo e rifrugo, e sento Ciao Sarah di qua, Ciao Sarah di là e tutto fila liscio. Ma come si fanno a sapere di queste cose dal di fuori? Nessuno lo sa.
2) prendere i biglietti lasciati sulle macchine parcheggiate con emergenza, ma questa è una cosa superata a dire il vero, e a dire il super vero vero volevo farci una specie di libro con tutti questi biglietti, ma è tutto superato, davvero. adesso gli unici biglietti che raccatto sono quelli gialli nella scatoletta all'ingresso del cinema President. Che poi non leggo, cioè in verità li prendo li tengo sotto il naso e mentre cammino non così esperta nel mantenere gli occhi riga dopo riga, giuro che ogni volta ci provo ma alla fine rileggo solo la prima frase tre volte e lascio perdere.
3) stampare cose che scrivo dirmi che poi le leggo sui mezzi mentre mi reco nei posti, piegarle in due per l'orizzontale infilarli nella borsa, salire sull'autobus, sedermi, e osservare la gente che vi è, e pensare Ma questo nella vita cosa fa?
4) andare al cinema Oberdan la domenica mattina alle 11 e vedermi un bel film in bianco e nero gratuitamente insieme alla pensionalità di Milano ma prima arrivare prima, entrare al bar Oberdan ordinare un caffè, un bicchiere d'acqua gasata bere l'acqua bere il caffè pagare e uscire dal bar accedermi una sigaretta davanti all'entrata del cinema e cercare di fare quattro chiacchere con quelli come me, ma di solito non ve n'è.

E per la subissata rubrica:
"La metà del prezzo di copertina di Remainders non vale di più delle sottolineature trovate nello stesso libro preso in prestito dalla biblioteca":
È vero la maggior parte dei supereroi ha un nome ridicolo. Ma ognuno deve scegliersi il nome da solo. Pensate a come può essere difficile. Provateci voi. Adesso. Distillate la vostra personalità e le vostre peculiarità in una singola frase, o in un'immagine. Se ci riuscite, è probabile che siate già un supereroe. I LOVE TRALICCI & UN NUOVO TITOLO PER UNA NUOVA PUNTATA di:
Tu fai la baby-sitter di default o lo fai perché ci devi vivere? dice lui. Mah, dico io. Che vuoi dire? dice lui, mentre accende il phon del bagno sulla maglietta che si è appena rovesciata la coca cola dell'autogrill, mentre sbadatamente cercava di afferare nello stesso movimento delle patatine, ma mica una o due, no no, tre o quattro tutte insieme e la cosa non m'innervosiva affatto, anzi. Già me lo sentivo che qualcosa gli sarebbe caduto addosso, però di certo non la coca cola, ahahaha! Non vai in bagno, tu? dice ancora lui mentre sbatacchia la maglietta su e giù nella speranza di una rapida asciugatura. No, dico io, ho paura, prima appena mi sono piegata due api terribili mi stavo per pungere il sedere. Ahahaha! dice lui. Allora che hai fatto, te ne sai scappata fino a qui? dice lui. Sì, perché di default voglio fare la scrittrice. Sai, anche a me piace scrivere e tenermi quello che ho scritto e poi rileggermelo, dice lui, slabbrando del tutto la maglietta. Ah e che scrivi, cose tipo la lista della spesa o meno impegnate? dico io mente entra un uomo. Voi due siete colleghi? dice l'uomo. Sì dico io. No dice lui. Ah, ecco mi pareva, allora posso far entrare mia moglie che di là è pieno di api ha detto lei, vatti a fidare, dice ancora l'uomo. Be', ha ragione, dico io all'uomo, sono qui per lo stesso identico motivo.
C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.