Aspetta primavera, corridrice

sabato, 25 agosto 2007

Io che sono giovane, io che ne so.

  Apro la persiana, un signora sotto la mia finestra cammina dritto con la mano sulla borsa. Udendo quel tipico rumore di persiana che scorre sulla rotaia, che s’infila nel muro, che dice Buongiorno eccomi qua! la signora si ferma alza subito lo sguardo fino a me, lascia la mano dalla borsa, mi punta un dito.
  Lei abita qui?
  Ahaha! No!
  Come no? Lei abita qui!
  No, cioè sì, sì, abito qui.
  Qui al citofono lei l’ha mai letto il Dottor Calderaia?
  Dove?
  Ma qui, qui al citofono..
  No, che io sappia non c’è nessun dottore in questo palazzo.
  Ma che ne sa lei, lei è giovane, abita qui da poco.
  No ma scusi, io abito qui da quando son nata.
  Il dottor Calderaia lei non lo conosce? Mai sentito nominare? Io vengo da Napoli.. la signora    Albertazzi che abitava qui 35 anni fa, lei mi offriva sempre un posto letto, che il dottor      Calderaia faceva delle feste..ma lei è giovane, non le sa queste cose..
  Eh allora no, non le so mi spiace..
Un’altra signora piccoletta bionda dal passo spedito, anche lei, passa sotto la mia finestra. E’ una vicina a cui non ho mai detto buongiorno, non so perché non sono mai riuscita a incrociarla nel palazzo. Penso che lei potrebbe dare una mano sia a me che alla signora da questo accento tipico napoletano. Ma non la fermo.
La signora piccoletta bionda si avvicenda a cercare le chiavi del portone.
  Ah, forse quella signora mi può aiutare..
  Ah, sì abita qui da tanto..
  Signoraaa, mi scusi…?
La signora per un secondo fa come se non avesse sentito.
  Le faccio paura? No, perché la gente ha paura, gli parli e non risponde..
  Eh ma io apro la persiana e mi fa Abita qui? Uno per un attimo ha da pensare…
La signora armeggia in fretta con le chiavi come a mettersi in salvo dal lupo cattivo.
  Signora, guardi che non le faccio niente, se ha paura me ne vado..eh.
La signora napoletana sempre sotto la mia finestra alza le mani come a far capire di non    possedere armi.
  Ma no, no, è che devo andare a far da mangiare.
Ora capisco delle cose. Erano più o meno 11.45 quando ho aperto la finestra, la signora piccoletta bionda deve preparare il pranzo, pronto ogni giorno forse per le 12.30. E’ biologico che io non l’abbia mai incontrata di persona nel palazzo, ma sempre vista passare dalla finestra, senza poter dire buongiorno.
  Allora mi sa dire se lei il Dottor Calderaia lo conosce. Lo conosce?
  Sì, sì che lo conosco.
  Aaaah! Vede ragazza che c’è, esiste…anche dopo una certa età, ho la mente lucida.
  Ma certo.. cosa crede, che sia pazza.
  Signora allora se lei conosce il Dottor Calderaia, lo conosce vero?
  Sì, le ho detto di sì, mi dica pure.
  Ecco gli dica che la signora Albertazzi non vi è più.

 nuove dimenticanze,
nuovi negozi,
qui.

 


scritto da: corridrice alle ore 12:23 | link | commenti (17)
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mercoledì, 22 agosto 2007

Per una nuova lussuriosa e paziente rubrica dal titolo:

 “Un racconto al mese” 

                  Agosto

Camminare a piedi per Marsiglia è esaltante. La metropolitana alle dieci della sera è chiusa. Mi ritrovo quasi più alta dei semafori. Il rosso è un ometto piccolo, ma più grande dei nostri ometti. L’arancione non c’è. C’è ancora l’omino rosso con le mani in tasca che appare e scompare per vari secondi. Pare proprio dica E' quasi il momento. Stai pronto. E’ quasi il momento. Ancora un attimo. I francesi se ne infischiano del loro quasi momento e sfidano gli automobilisti. E quelli che non se ne infischiano si voltano verso gli altri pedoni per dire C’est pas possible, c’est incroyable.
La gente fuma nei locali. E l’acqua è una bibita proprio come il succo alla pesca. Chi fuma nei locali ha l’obbligo di buttare le sigarette per terra. Fosse mai che prenda fuoco qualcosa e subito poi fosse mai che gli scatti il desiderio di una nuova Révolution. I caffè che hanno il posacenere è solo un pezzo di stagnola. Somiglianti direi al sotto delle merendine ‘le crostatine’ che facevano quando ero piccola. E il caffè dei caffè una brodaglia senza spessore, munito di due zollette di zucchero da scartare che fanno fare gocce tutte attorno alla tazzina di modo che ci si ritrova a guardarsi intorno pensando ai francesi con a dir poco stupore.
Le spiagge hanno docce d’acqua calda. Una madre sdraiata vicino a me, mentre il suo bambino si allontanava con addosso il costume del padre, ha guardato il padre con addosso i jeans da città, in modo inequivocabilmente contrariato. Il padre ha pareggiato la tensione con una frase sullo spiritoso C’est comme Snoop Dogg! Credo che la madre non apprezzi molto Snoop Dogg, meglio detto The Bigg Boss Dogg. Ma gocciolante, tornado sul suo asciugamano si sentiva ok con quel costume enorme che quasi gli copriva le ginocchia, il bambino, meglio detto un quasi un vero ragazzino.
La polizia se ne sta in piedi con le gambe ben radicate al terreno, è vestita tutta di nero. Mette un certo timore. I bagni dei locali hanno quasi mai la cartigienica. Normale direi. Pas normale, pas normale per le francesi. C’est grave se non ci sono le serviettes. Allora entro e una donna sulla quarantina esce di tutta fretta. Una ragazza invece con la mano su una porticina resta metà dentro e metà fuori aspettando la donna che arrivi coi tovagliolini. Nel bagno c’è un’altra porta. Impugno la maniglia, spingo fino in fondo, tiro verso di me. Niente, è chiusa. Sarà forse uno sgabuzzino. Ritorna la donna. Voilà! Ecco les papiers risolutori. Entra un’altra donna. Ha il cappello stile pescatore, un gilet e gli occhiali guarda basso come di chi ha i suoi pensieri che superano l’idea di guardarsi intorno. Penso subito sia lesbica. Rumore di sciacquone. E’ il turno della donna dei tovagliolini. Entra una ragazza ancora. Hai i capelli mossi castano biondi, lunghi. Gli occhi chiari. Incrocio le braccia e aspetto. La ragazza appena arrivata allunga un dito nella direzione della porta bloccata. C’è qualcuno lì dentro? No, c’est fermé, gli faccio io. La donna che credo lesbica alza la testa. Mi guarda rispondere. La ragazza dai capelli mossi lunghi mi chiede No, ma forse proprio c’è quelqu’un là-dedans? No, no il n’y a personne, gli dico e impugno di nuovo e con più sicurezza la porta. E’ dato di fatto per tutti che ora quella porta è chiusa. La ragazza dai capelli mossi lunghi sorride alla donna che credo lesbica, e le dice Magari è bloccato qualcuno là-dedans. Rincrocio le braccia. Gli avrò detto la verità penso, sì le ho detto la verità mi rispondo. Rumore di sciacquone. E’ quasi il mio momento, attendo ancora un attimo. La donna dei tovagliolini, quella sulla quarantina esce. Aprendo l’acqua del lavandino e io chiudendo la porta sento dire Ma non c’erano serviettes in quella toilette. C’est pas possible, non credete? Con un coro di Ouii chiudo bene la porta del cesso e mentre apro la cintura vedo per terra un po’ di serviettes di quelle portate dalla donna sulla quarantina. Le avrà buttate a terra in segno di protesta mi chiedo, sì le avrà buttate per quello penso. Da dietro la porta sento dire dalla ragazza dai capelli mossi e lunghi Peut-être che la persona che è lì dentro non voglia uscire. Sento la donna che credo lesbica bussare con forza maschile alla porta chiusa e dire Police! Police! C’est la Police! Mi chiedo se la donna che credo lesbica non abbia vissuto nella sua vita una situazione simile a quella in cui la police gli bussa alla porta, perché a me non sarebbe mai venuto in mente di dire Police, police!, così per ridere un attimo. Si vede che per ridere un attimo non rido come le francesi mi sono risposta.
Di signori del parcheggio a Marsiglia ne ho visti due. La loro divisa è pantaloni neri, camicia bianca a maniche corte poi fascetta rossa sul braccio con scritta in bianco Securité. Il loro potere è racchiuso nel fischietto. Un fischio alzi la testa ti chiedi ma da dove arriva questo suono, mah, sarà la macchina, due fischi e da lontano vedi questo signore di colore, camminata tipica afro che da lontano chiede la tua attenzione con la mano. E mentre con la macchina si decide subito per una pace fatta di quattro frecce, lui si avvicina e dice Vous pouvez pas! Questo posto è per i bus de la gare. C'est interdit, rester ici. Très grave. Allora si fa marcia indietro verso la sbarra che divide il suolo della ferrovia dal parcheggio riservato ai clienti dell'hotel. Solo che a quelli appena arrivati non aprono subito, non possono mica salvare tutti automobilisti resi imbranati dai fischietti della Securité. Dunque si prospetta la sola possibilità di posteggiare il più in fretta possibile e comunicare a quelli della Réception di aprire, presto aprire prima che torni il signore afro del parcheggio della stazione!
Per concludere la personale novità dell’estate marsigliese. I Churros! Ecco questi gustosi fritti dolci lunghi e stretti infilati dentro una scatoletta di cartone fucsia accompagnati da zucchero e bicchierino di nutella nel quale immergere queste croccanti e deliziose frittelle a forma di stecchetto dai tre euro ai tre e cinquanta se si è amanti di zucchero nutella e miele. Probabilmente giunti fino a noi dalla costa spagnola ma che ancora aspettano a farsi vivi in Italia. Risultato? Un’otturazione da rifare.

 

 

 

 


scritto da: corridrice alle ore 16:37 | link | commenti (13)
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domenica, 12 agosto 2007

Oggi per la subissata rubrica:

"La metà del prezzo di copertina di Remainders non vale di più delle sottolineature trovate nello stesso libro preso in prestito dalla biblioteca":

AUTOBUS
idea per un film

Un autobus, oggi, è come una nave, un piroscafo che attraversa un mare continuamente in tempesta, perché le grandi città, come per esempio Roma, sono proprio degli oceani immensi, schiumosi in cui avventurarsi è rischioso, e anche pauroso. Un piroscafo che fa acqua da tutte le parti, perché il comune non ha soldi, tutto rattoppato, che lascia dietro di sé una nube scura e maleodorante, perché ha il motore mezzo andato. Su di esso ci salgono tutti, uomini, donne, vecchi, bambini, poveri e anche ricchi, persone oneste, ladri, ricercati dalla polizia, preti, normali e anormali, uomini che vanno a donne e uomini che vanno a uomini, prostitute e monache, e ognuno ci ha la sua idea, ognuno è in disaccordo con l’altro, uno è rosso, l’altro è nero, ma il vicino è giallo e l’altro ancora è turchino. Tutta questa gente sale sull’autobus col fardello dei suoi problemi sul groppone, non li lascia sul marciapiede, no, e tutti stretti come sardine stanno lì ognuno a rimproverarsi qualcosa. Io sento spesso dietro le mie spalle delle vampate di odio, di antipatia, come un gran calore. E’ il sentimento che sprizza da questi corpi accatastati e sbatacchiati che io devo portare da un posto all’altro di questa fetente città.
Si odiano, non c’è dubbio.

Io dico che se si amassero, in questa breve interruzione della loro vita, da quando montano a quando scendono, potrebbero dimostrarlo in qualche modo, nella gentilezza, per esempio. Invece non si perdonano d’essere costretti a viaggiare insieme, sia pure per qualche minuto. Non si perdonano i loro odori, i loro piedi, i loro gomiti, le loro pance. Quelli in piedi odiano con tutte le loro forze i viaggiatori che hanno avuto la fortuna di sedersi e gli cascano addosso, cercano di rendergli il viaggio faticoso almeno quanto il loro.


scritto da: corridrice alle ore 19:09 | link | commenti (7)
categorie: la metĂ  del prezzo di copertina
giovedì, 09 agosto 2007

 Oggi per la solitaria rubrica con il sole d’agosto vorrei giusto parlare di agosto, non del mese, delle persone sotto il cielo delle città.

Pare strano non affezionarsi a una persona quando la vedi tutti i giorni.
Una mattina mentre passeggiavo con il cane ho incontrato un’amica. Era il nostro primo giorno di primavera. E lei per questo giorno speciale, aveva scritto una ballata.

Dai ti offro un caffè, così la leggi.

Il caffè era nella giusta direzione sia per la mia passeggiata che per il suo recarsi al posto di lavoro pomeridiano.

All’entrata, lei appoggia una stampella come segnaposto, io rimango fuori, il tempo di accertarmi se anche il mio cane è benvenuto. Con una mano aggrappata al bancone da dietro la vetrata del bar, fan tutti cenno di entrare. Ci sediamo.

Mi alzo a prendere i caffè, il ragazzo giovane, il garzone, quello nuovo, figlio del padrone il quale nel frattempo intrattiene con chiacchere di quartiere i suoi clienti storici, mi porge le tazzine.

Sono un euro e sessanta?

Cosa, prego.

Prego non l’ho capito al volo. Il ragazzo giovane, il garzone, quello nuovo, figlio del padrone guarda il padrone, il padre che continuando da lontano la chiacchierata di quartiere si avvicina alla cassa  non abbassa la testa, mi da quaranta centesimi, senza aver visto la moneta da due sul bancone di marmo. Il ragazzo giovane, il garzone, quello nuovo, figlio del padrone, sbuffando prende lui i soldi.

Grazie.

Prego, di cosa.

E’ sempre stato così tra di loro. Il compito di tenere i soldi, i resti, le mance, gli scontrini, i conti spiccioli, non faceva parte dei doveri del ragazzo giovane, il garzone, quello nuovo, figlio del padrone. Io, che lo sapevo da tanto, gli ho chiesto subito quanto gli dovevo.

Adesso però che siamo ad agosto e l’estate è più sul finire che sull’iniziare, mentre la mia amica di certo si starà ricaricando per una bella ballata autunnale, il bar nella giusta direzione è già pronto.

E’ pronto per modo di dire. Infatti da più settimane è aperto tutti i giorni, pure di domenica, sempre fino alle 20, ma anche di più, anche di più.

Ci sono passata davanti. Solo non ci sono più il ragazzo giovane, il garzone, quello nuovo, figlio del padrone e suo padre. C’è una nuova famiglia. Una famiglia composta da un altro nuovo ragazzo giovane, la sorella, la madre e il padre in cucina. Cinesi.

Tutto è rimasto uguale. Tranne le chiacchere di quartiere. Un signore uscendo, ho sentito dirgli tali parole Anche se sono delle mummie, e il caffè è come prima.. Ooh quanti saluti.. Ooh quanti sorrisi però.

Anche il tabaccaio quello dove va mia mamma è rimasto uguale solo che il ragazzo non più tanto giovane che dava i resti senza guardarti in volto e il padre alla macchinetta del lotto, e la madre dietro a servire i caffè, non ci sono più. Ora c’è un’altra famiglia. E uscendo ho detto a mia mamma tali parole Anche se le sigarette sono come prima, Ooh che orrore di sorrisi e saluti.

Anche alla tv. Ieri ho visto il telegiornale regionale, e i servizi sulle truffe agli anziani era tutto parlato da una ragazza giovane. E’ la seconda volta che becco quella voce nei servizi di quel telegiornale regionale. Secondo me avrà non più di 19 anni, e forse è romana. E anche il tg delle 00:00 di un altro canale. In questi giorni è presentato da una donna. Una nuova, una giovane. Si mangia le parole a volte. Si ripete in espressioni come E’ stata di una difficile ed estrema difficoltà; ecco quanto hanno risposto i pompieri del….etc, etc.

Ecco la gente sotto il cielo d’agosto, ecco che teoria!

Gente che non va in vacanza, ma che prende il posto di chi ha lavorato tutto l’anno. Loro restano qui cercando di far andare meglio le cose. Lavora sodo si dicono che poi... Magari facendo troppi sorrisi, magari lasciando sfuggire il proprio accento.
Tutti preparandosi a una bellissima ballata autunnale.

 


scritto da: corridrice alle ore 20:01 | link | commenti (6)
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C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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