Oggi per la subissata rubrica:
"La metà del prezzo di copertina di Remainders non vale di più delle sottolineature trovate nello stesso libro preso in prestito dalla biblioteca":
<< Warren, >> mi chiese << che cosa vuoi
diventare nella vita? >>; e io risposi:
<< Non lo so >>. << E che cosa vuoi fare? >>;
di nuovo dovetti riconoscere:
<< Non ne ho idea; ma c’è una domanda
alla quale mi piacerebbe trovare
risposta: che cos’è un numero, che un
uomo può comprenderlo, e che cos’è
un uomo, in grado di comprendere
un numero? >>. Egli rispose e disse:
<< Allora, amico mio, ne avrai finché campi >>.
Nel luglio del 1979, a Montecarlo, il campionato mondiale di backgammon (o tavola reale o tric-trac) fu vinto da un programma per calcolatore (il BGK 9,8), allestito da Hans Berliner della Carnegie-Mellon University di Pittsburgh. La data è memorabile perché quella fu la prima volta che un programma di calcolo riuscì a battere un campione umano in un gioco da tavola o di carte. Il programma girava su un grande calcolatore dell’università, collegato via satellite con un robot semovente, chiamato Gammanoid, a Montecarlo; il robot era dotato di uno schermo che consentiva di seguire le mosse da lui compiute sul tavoliere. L’avversario era il campione italiano Luigi Villa che, avendo superato in precedenza tutti gli sfidanti umani, si era conquistato il diritto di gareggiare con Gammanoid. Erano in palio cinquemila dollari, che sarebbero andati tutti al vincitore: e il vincitore fu Gammanoid, per sette partite a una. Le previsioni erano sfavorevoli al calcolatore: Berliner, in un articolo sull’argomento comparso su << Scientific American >> scrive:
<< Non ci si aspettava un gran che dal robot programmato … Benché gli organizzatori [dell’incontro] avessero fatto di Gammanoid il simbolo del torneo, riportandone l’immagine su tutti gli annunci e riproducendolo in miniatura su tutte le coppe e medaglie, i partecipanti sapevano che i microelaborati esistenti [fino a quel momento] non giocavano molto bene. Perché il robot avrebbe dovuto comportarsi in modo differente?
<< Quest’opinione ricevette una conferma durante la cerimonia d’apertura al Palazzo dello sport di Monaco. A un certo punto le luci si abbassarono, l’orchestra cominciò a suonare il tema del film Guerre Stellari e un faretto illuminò un’apertura del sipario, dalla quale l’atteso Gammanoid avrebbe dovuto fare ingresso sulla scena. Con mio grande disappunto, il robot s’impiglio del sipario, e dovemmo aspettare cinque minuti prima di vederlo comparire >>.
Questo fu uno dei pochi errori commessi dal robot. Il backgammon è così diventuto il primo gioco che abbia per campione una macchina. Presto sarà la volta della dama, degli scacchi, del go e di tutti gli altri. Ma che cosa significa questo per noi, per il senso che abbiamo del nostro valore e della nostra unicità, soprattutto nella prospettiva che vengano costruite macchine sempre più evolute, per cui sarà sempre più difficile distinguere le nostre prestazioni dalle loro? In un interessante passo dell’articolo di Berliner si adombra ciò che l’ha forse in serbo:
<< Non riuscivo a credere a questa conclusione, me il programma si era certo meritato la vittoria. Non c’è stato nulla di veramente sbagliato nel suo gioco, anche se ha avuto fortuna nella terza e nell’ultima partita. Gli spettatori si riversarono nella sala isolata dive si era svolto l’incontro; i fotografi scattavano fotografie, i giornalisti reclamavano interviste [presumibilmente da Berliner, non dalla macchina] e gli esperti si congratulavano con me. Una sola cosa rovinava la scena: Villa, che appena il giorno precedente aveva raggiunto il culmine della sua carriera di giocatore di backgammon vincendo il campionato del mondo, era inconsolabile. Gli dissi che mi dispiaceva che fosse andata così e che sapevamo entrambi che in realtà il giocatore migliore era lui >>.