Aspetta primavera, corridrice

venerdì, 25 luglio 2008

Dal sito della rivista L'accalappiacani,

Si è pensato di cominciare a raccogliere delle notizie da organizzare poi in radiogiornali liberi. Cioè si tratterebbe di fare dei radiogiornali, con cadenza settimanale, letti da uno speaker. Qui sotto trovate un prototipo scritto. Se volete partecipare, mandate le vostre notizie nei commenti (con data e luogo), qui



Radiogiornale libero del 25 luglio 2008 Edizione serale

A Milano, in zona porta Vittoria, una signora voleva entrare in casa, ma alla seconda porta interna del cortile ha trovato chiuso. Siccome ha suonato al citofono di una vicina, la donna, all’apparenza una 35enne di origini serbe, o forse moldave, ha ricevuto acqua in testa da un balcone.

A Bologna, in località Santaviola, un signore è stato in casa tutto il giorno a lavorare a una cosa. È uscito solo per andare a far spesa, verso le ore dodici, e, arrivato alla cassa del supermercato presso il quale si serve abitualmente, una signora dell’apparente età di 60 anni voleva passargli davanti perché lei era invalida. Solo che aveva un trolley pieno di roba, e quella era una cassa rapida, massimo dieci pezzi, e la cassiera l’ha cacciata.

 


scritto da: corridrice alle ore 22:33 | link | commenti (8)
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lunedì, 21 luglio 2008


Frasi perse
                      



<<E’ questa la cosa bella di essere a Milano…>>, sentivo dire sotto la mia finestra, io sdraiata sul letto a leggere. Solo questo ho capito, il resto, forse, l’aveva sentito mia sorella, trovandosi lei di là, nella stessa direzione della voce che scia via giù per la strada. Ma non so se ora, alzandomi per andare di là e chiedere Allora, qual è la cosa bella di essere a Milano?, non so proprio se lei ora, lo saprebbe dire.
Però, <<questa è la cosa bella>>, mi ha fatto pensare a un certo punto a quest’uomo, o a questa voce maschile, che a un certo punto, nel filo dei suoi pensieri, gli sia arrivato qualcosa che gli è uscito fuori nella testa, ha brillato un attimo, e subito è stato chiaro, per qualche momento, chissà per quanto, però è stato chiaro che ora a Milano c’è una cosa bella, per lui, e l’ha detta, lasciando perdere, nello stesso tempo, un precedente mare di vuoto di nulla che deve aver raccolto in giro un’aspettativa di cose belle, che prima, prima che arrivasse quel pensiero non se n’era vista nemmeno l’ombra.
Non so se quest’uomo o questa voce maschile, sia di Milano, ma da come lo diceva, alla persona a cui credo lo stesse dicendo, pareva che lo fosse, magari abita qui da tantissimi anni, però di sicuro, se l’ha detta in questo modo, la persona a cui è stata detta cioè l’altra, forse l’altra non è da così tanto tempo a Milano, forse questa persona che ascoltava è da così poco tempo a Milano, che ancora non ha riempito la sua sacca di vuoto di mare di nulla, magari si trova un poco coinvolto, magari guarda in alto i palazzi, vuol essere complice, sentire una sintonia anche, un mare di possibilità, uno sguardo superiore e fecondo d’aspirazioni nell’alzare gli occhi sulle vie e sulla gente, una sorta di buco negli occhi, come di chi arriva in un posto per venirne conquistato e poi invece succede il contrario, dopo qualche tempo, dopo che ci si vive un po’, un senso di voler afferrare, di penetrare il segreto per sopravviverci, e nessuno glielo dice mai, come a quello che abita da poco a Milano, allora dai che si cammina in giro a svuotare il sacco piano, piano, e poi: stare in attesa.
E nell’attesa, avviene qualcosa, non molto chiaro, succede così, un giorno, mentre ancora si pensa a come fare per vivere, poi in un certo punto, forse, un giorno, quell’uomo o quella voce maschile, forse lui sì, che invece magari abita qui da un po’ di tempo, con un sacco vuoti di tanta attesa dentro sé, come un portarsi un macigno sulle spalle, senza vederlo, a un certo punto, deve averlo abbandonato, e visto qualcosa di bello, o forse deve aver abbandonato dopo il macigno e visto prima qualcosa di bello, o forse ha visto qualcosa di bello e  mollato il macigno, tutto insieme.
Ma quale sia la cosa bella, non si sa, nessuno lo sa, nessuno lo dice mai a nessuno, figurarsi poi a quello che abita da poco a Milano, e ora chissà cosa voleva dire quell’uomo o quella voce maschile.
Io, se non avessi mai la possibilità di dire qualcosa, gli vorrei dire che il fatto è che nel profondo di qualcuno c’è molta paura di venir schiacciato dal suo stesso peso, non dal mondo ma da quello che sente. E non c’è alternativa, c’è solo cercare di stare tranquilli sperando che passi presto, o subito, e leggere anche, se può servire a far aspettare meglio, ma nelle tenebre abissali, se l’abisso c’è, e esiste, una paura in fondo all’animo, se l’animo c’è, e pure esiste, la paura è sempre grande, una rovina. Bisognerebbe accettarla, dire Ok, è così che mi sento?, va bene, non posso farci nulla, è così, insomma in due parole volersi bene, dopotutto si direbbe che la paura è istintiva.

Ma poi l’altra sera ero seduta sul divano che leggevo col cane, che appena sente che poi mi sdraio, pensa  d’avere l’autorizzazione a venirmi addosso, e salta su, che tanto per lui salire sul petto o su lo stomaco non gli fa differenza alle zampe. Poi sento da giù, <<Fanno fatica un po’ con la cintura di sicurezza gli italiani…>>.


scritto da: corridrice alle ore 12:36 | link | commenti (4)
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mercoledì, 02 luglio 2008



L’uomo:<<Devo ancora presentarmi. Mi chiamo Bernhard Landau e sono svizzero. Nella vita non ho mai combinato granché, e spero di continuare così. Una volta all’anno mi faccio male. Quest’anno sono caduto, ho sbattuto la faccia sullo spigolo di una sedia e mi sono spaccato un labbro. L’anno scorso sono rotolato giù dalle scale con un amico, mentre ero ubriaco, e mi sono rotto una gamba. Due anni fa un tassista mi ha torto un braccio perché volevo scendere mentre lui mi stava spiegando la tecnica che usava per torcere le braccia ai clienti recalcitranti. Negli anni ancora prima ancora, poi, c’erano le manifestazioni… Mio zio è proprietario di un panificio e ha una casa di campagna nei dintorni di Soest. Stanotte possiamo fermarci tutti a dormire da lui. Ha un debole per me. Da giovane avrebbe voluto fare il compositore e ogni tanto si lamenta perché invece è diventato industriale. Ma secondo me i veri industriali sono proprio così. Il suo sogno è di sistemare un pianoforte nel suo podere, tra gli alveari, e passare la vecchiaia a comporre musica. Sogni veri e propri, ovviamente, non ne fa più>>.


L’auto da dietro, mentre sale su una collina.


Vista dal davanti, l’auto giunge alla proprietà dell’industriale.


La proprietà nel crepuscolo incipiente.


Bernhard all’entrata che suona il campanello.


Si accende la luce sopra la porta d’ingresso ed esce il padrone di casa con un fucile in mano.


Bernhard: <<Metti via il fucile, zio, o rispondiamo al fuoco!>>


La figura del padrone di casa immobile.


Bernhard: <<Sono io, Bernhard, lo Svizzero. Sono qui con degli amici. Volevamo fermarci da per la notte.


Il padrone si avvicina a passi lenti sulla ghiaia.


Bernhard agli altri, a bassa voce: <<Mi sa che questo non è mio zio, e non è neanche casa sua… ho paura che ci siamo proprio sbagliati>>.


Il padrone di casa, nel frattempo, è arrivato di fronte a loro: <<Veramente io non vi conosco, ma mi fa piacere che siate venuti. Al piano di sopra, in casa mia, c’è posto per tutti voi. Potete rimanere qui finché volete. Mi stavo puntando il fucile in bocca, ma quando ho sentito avvicinarsi una macchina ho aspettato sperando che si fermasse qui>>.




Falso movimento - Peter Handke Guanda, 1991


scritto da: corridrice alle ore 19:10 | link | commenti (6)
categorie: la metĂ  del prezzo di copertina

C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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