Aspetta primavera, corridrice

mercoledì, 02 luglio 2008



L’uomo:<<Devo ancora presentarmi. Mi chiamo Bernhard Landau e sono svizzero. Nella vita non ho mai combinato granché, e spero di continuare così. Una volta all’anno mi faccio male. Quest’anno sono caduto, ho sbattuto la faccia sullo spigolo di una sedia e mi sono spaccato un labbro. L’anno scorso sono rotolato giù dalle scale con un amico, mentre ero ubriaco, e mi sono rotto una gamba. Due anni fa un tassista mi ha torto un braccio perché volevo scendere mentre lui mi stava spiegando la tecnica che usava per torcere le braccia ai clienti recalcitranti. Negli anni ancora prima ancora, poi, c’erano le manifestazioni… Mio zio è proprietario di un panificio e ha una casa di campagna nei dintorni di Soest. Stanotte possiamo fermarci tutti a dormire da lui. Ha un debole per me. Da giovane avrebbe voluto fare il compositore e ogni tanto si lamenta perché invece è diventato industriale. Ma secondo me i veri industriali sono proprio così. Il suo sogno è di sistemare un pianoforte nel suo podere, tra gli alveari, e passare la vecchiaia a comporre musica. Sogni veri e propri, ovviamente, non ne fa più>>.


L’auto da dietro, mentre sale su una collina.


Vista dal davanti, l’auto giunge alla proprietà dell’industriale.


La proprietà nel crepuscolo incipiente.


Bernhard all’entrata che suona il campanello.


Si accende la luce sopra la porta d’ingresso ed esce il padrone di casa con un fucile in mano.


Bernhard: <<Metti via il fucile, zio, o rispondiamo al fuoco!>>


La figura del padrone di casa immobile.


Bernhard: <<Sono io, Bernhard, lo Svizzero. Sono qui con degli amici. Volevamo fermarci da per la notte.


Il padrone si avvicina a passi lenti sulla ghiaia.


Bernhard agli altri, a bassa voce: <<Mi sa che questo non è mio zio, e non è neanche casa sua… ho paura che ci siamo proprio sbagliati>>.


Il padrone di casa, nel frattempo, è arrivato di fronte a loro: <<Veramente io non vi conosco, ma mi fa piacere che siate venuti. Al piano di sopra, in casa mia, c’è posto per tutti voi. Potete rimanere qui finché volete. Mi stavo puntando il fucile in bocca, ma quando ho sentito avvicinarsi una macchina ho aspettato sperando che si fermasse qui>>.




Falso movimento - Peter Handke Guanda, 1991


scritto da: corridrice alle ore 19:10 | link | commenti (6)
categorie: la metĂ  del prezzo di copertina

Commenti
#1   02 Luglio 2008 - 20:03
 
E' davvero così fugace la differenza tra vivere o morire?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente giallorock

#2   03 Luglio 2008 - 14:33
 
Leggermente disturbante nella sua (finta) banalitĂ ...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente CosmicDance

#3   04 Luglio 2008 - 10:54
 
proprio bello.
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#4   04 Luglio 2008 - 14:03
 
è la realt' odierna ...un drammaturgp
non avrebbe saputo far meglio
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ulivo2010

#5   07 Luglio 2008 - 14:49
 
bello, sembra un pò Baricco...
no?

mi lascia questa impressione...
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#6   08 Luglio 2008 - 19:17
 
Anche io penso sia proprio un bel libro, bellissimo, e ho scoperto che Wim Wenders poi, ne ha fatto un film nel 1974.
Infatti non è così recente questo libro e un po' si sente.
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C'era una cosa che ha sempre dovuto immaginare: il tramonto e dimenticare, i palazzi e aspettare un nuovo giorno.

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