E alla fine scoprii che erano tutti lì per i soldi.
(Sogno)
Lavoravo in un distributore di benzina super tecnologico. La mattina tutte le persone che lavoravano lì, appena arrivate nella casupola del benzinaio, si mettevano davanti a un grande schermo. Qualcuno schiacciava un tasto sul vetro e un computer assegnava a ciascuno il proprio posto di lavoro, cosicché ogni giorno tutti potessero svolgere un'attività diversa, era la politica.Io ero capitata alla cassa. Cioè, ero capitata affiancata alla persona della cassa. Era il mio primo giorno. C'era una donna bionda, coi capelli ondulati che gli cadevano sulle spalle. Stava con le braccia incrociate. Eravamo sedute dietro un vetro quasi del tutto opaco. Non vedevamo le facce dei clienti. Ci passavano una tesserina. Doveva essere una specie di bancomat, da cui poi prelevavamo i soldi della benzina. Tutto l'arredamento era rosso. Le sedie su cui eravamo sedute, non ci facevano toccare terra. Sembrava di essere dentro il box di una doccia, non si vede quasi niente di quello che succedeva fuori. Solo la ragazza, dando un colpetto col piedi girava la sedia verso di me, sempre con le braccia conserte. Mi ripeteva in continuazione: "Io sono qui solo per i soldi." A un certo punto, il secondo cliente lo ha fatto fare a me. Dalla piccola fessura in mezzo al vetro ha fatto scivolare la sua tessera, io l'ho presa e l'ho passata sopra una specie di schermo incastrato sulla parete rossa alle mie spalle. Non lo ha preso al primo colpo. Ho passato un'altra volta la tessera. Lo schermo non dava nessuna reazione. Mi sono voltata a guardare la donna, come per chiederle di intervenire, ma lei continuava a dire: "Io sono qui per i soldi." Si era incantata. Non stava parlando con me, era come se comunicasse col piede della gamba accavallata. Passano alcuni minuti e sul mio schermo non appare niente. Sento la voce di un uomo che si fa grossa. I pugni sul vetro. Decido di uscire. Mi alzo e vado ad aprire una porticina rossa. Mi ritrovo dietro il bancone di un bar. Il bar però non c'è. E' un bancone vuoto tutto rosso. Mi sporgo. Allungo il collo per cercare l'uomo. Non vedo nessuno. Torno verso le piccola porta. A un tratto una voce che dice: "Signorina!" Mi volto. Vedo un signore con gli occhiali e la barba unita ai baffi. Aveva l'aria di essere un uomo di cultura. Prima che cominciasse a parlare gli consegno la tessera, gli dico: "E' il mio primo giorno di lavoro, mi scusi." Poi sorrido. L'uomo si ritrova lì con la tesserina in mano. La fissava come se la vedesse per la prima volta. Mi rimetto su in piedi e mi accorgo che tutto il personale aveva smesso di fare quello che stava facendo, e mi stava guardando. Mi guardavano in modo strano, non sembravano arrabbiati. Parevano stupiti perché avevo sorriso. Era come se sorridere testimoniasse il fatto non fossi lì per i soldi, come se non avessi capito ancora niente. Mi sembrava di capire così. L’uomo di cultura dopo mi ha guardato ed è uscito.